Estate indiana?

Il bello di avere una macchina con il tettuccio che si apre sono giornate come questa.

(e la sera di Italia Germania, quando, nel carosello dei festeggiamenti, ci sono entrati in macchina una decina di barbari, assalendoci e rubandoci le chiavi, ed io ho rotto il naso ad uno di loro con un cazzotto, non unoacaso ma un porco che aveva tentato di palparmi, con successo, tutto ciò davanti ad una folla  colosseo style che rideva invece di aiutarci. Folla a cui apparteneva anche il mio fidanzaro. Ma vabbeh questa come direbbe Infanta Imperatrice, è un’altra storia. E dovrà essere raccontata un’altra volta. Precisamente nel post “millanta cosa che mi sono capitate e che mi sembra impossibile siano capitate ed invece mi sono capitate. Stay Tuned).

Insomma oggi è estate. Ci sono 28 gradi. Un sole spacca le pietre. La maglietta che ho messo è troppo pesante. Ho abbassato i finestrini e ho acceso la radio.

E’ partita questa che già mi fa impazzire, perchè oh dammit. Brandon è Brandon.

Io canto come la cretina che sono, la canto tutta come se fossi sotto la doccia, ovvio, cambio stazione e parte questa qui

Ma allora lassù qualcuno che mi guarda c’è!

Ovviamente mi schiarisco la voce e ricomincio il canto. Ovviamente, non ho parcheggiato nonostante fossi arrivata. Ho continuato a girare come la scema che sempre sono. Ovviamente, poi, non ho trovato il posto sotto l’ufficio. Ma fs.

Due canzoni meravigliose, vento tra i capelli, bei pensieri in testa, un meraviglioso giorno di Ottobre. Estate Indiana.

Nel mio cuore, Maggio.

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White Lies, Franz Ferdinand, The Killers 14.07.09 (minchia concerto minchia serata).

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Premessa: se volete una recensione seria del concerto del titolo smettete subito di leggere. Non troverete niente di sensato tra queste righe, solo le avventure tragicomiche di tre ragazze e un ragazzo alla conquista di un immeritato posto sotto il palco.

L’organizzazione di questo evento è cominciata sotto i migliori auspici. Ingresso gratis grazie ad un amico che per non essere ucciso da tutti gli altri che invece hanno pagato, non può essere nominato. Sappi che ti adoro brotha.

Viaggio tranquillo, Germinal ( e molte risate interne) iPod, esseemmeesse, a nastro, l’autobus che cambia percorso e il panico mi assale, ma solo per un pò.

Roma è splendida anche sotto quaranta gradi e rotti, nel Pandino Rosso di Chiara c’è l’aria condizionata, la carbonara che mangiamo per pranzo è ottima e le chiacchiere lavandaissime e segretissime che facciamo dopo fantastiche.

Oh conoscenti in comune, se le vostre orecchie fischiavano come una teiera, dateci pure la colpa, vero tesò? 😉

Ore 18, si esce di casa. Passiamo a prendere Giorgio (sosia di Ryan di the Office, lui perfetto e sputato) e Tiziana, una ragazza dolce e calma che si rivelerà poi essere la più grande scansagente mai vista. Il traffico di Roma  è intenso ma non ci disturba, parliamo di un sacco di cose e sull’Appia incontriamo pure una tizia figliomunita che balla il rap. In macchina. La testimonianza fotografica è d’obbligo. I due passeranno la mezz’ora seguente  a superarci guardandoci malissimo.

Capannelle. Finalmente. La lotta con il parcheggiatore abusivo dura un secondo. Chiara che è comunista dentro vuole la ricevuta ma la voglia di entrare è troppa. Scavalchiamo lo spartitraffico con un gesto che potrebbe costarci la vita. Sopravviviamo e siamo dentro.

In fondo dammit.

I White Lies stanno già suonando. Bravi eh, anche se ancora un pò acerbi.  Eseguono ottimamente tutto il loro repertorio anche se a volte sembrano un pò impauriti. Un’ora giusta giusta che noi passiamo cercando di guadagnarci il palco. Tiziana è una vera professionista che a suon di occhioni dolci si fa largo tra tutti i maschietti. Io e Chiara sfoderiamo i nostri sorrisi migliori. Giorgio, allibito e preoccupato delle botte imminenti che inevitabilmente sarebbero toccate a lui, ci segue, incredulo dalla nostra sfacciataggine.

Superiamo cordoni di ragazze che ci guardano storto perchè vogliono aria e più facilmente gruppi di maschietti che non oserebbero dirci assolutamente nulla. E arriviamo lì, non sotto il palco ma tanto, tanto avanti.

I Franz Ferdinand iniziano, ed il loro concerto è tutta un’altra storia.  Abbiamo dietro una banda di esagitati che lascia partire il pogo più appiccicaticcio del mondo. Abbraccio sconosciuti per non cadere e sconosciuti abbracciano me in un orgia di sudore e patatine fritte e bottigliette d’acqua lanciate dai ragazzi dello staff. Un tizio accanto a me la prende in faccia e comincia a sanguinare come un porco scannato. Le mie gambe cominciano a tremare. Minchia sangue. Ma sono troppo impegnata a respirare per svenire.

I FF dal vivo danno tutto in un delirio di energia e spettacolo. Un sacco del primo indimenticato album, i singoli più forti dell’ultimo che ascoltati live sembrano altri pezzi. Quando il folle batterista si presenta a torso nudo con l’elmo da antico romano in testa la folla impazzisce definitivamente.

I video scorrono sul maxischermo, loro sono perfetti. Mi dispiace quando salutano ed escono ringraziando un pubblico tanto rumorso.

Sono trascorse tre ore. Non mangio e non bevo dalle 14 e comincio ad accusare una certa stanchezza. Ma mollare ora è inconcepibile. Perchè il palco sta diventando una giungla di palmizi e banchetti pieni di lustrini. Tutto molto trash. Tutto pacchianissimo. Tutto molto Las Vegas. Perchè loro è da lì che vengono. Tutto è relativo compreso il concetto di esagerato. E loro lo sono talmente tanto che alla fine smettono di esserlo.

I Killers sono perfetti. Perfetti.

Brandon è in piena forma, bellissimo, gasatissimo e amorevole.Ci coccola ci lascia il microfono varie volte.

Il concerto è splendido e ben equilibrato. Day and Age viene eseguito praticamente per intero tranne (ahimè) Neon Tiger e poco altro. Grrr. C’è tanto Hot Fuss e parecchio Sam’s Town. Brividi assoluti su I Can’t Stay. Sarà che è una delle mie preferite, ma mamma mia! Ottime anche Mr Brightside e Dustland Fairytale.

Non respiro più, mi manca l’aria del tutto. Quello che mi entra nel naso è umido, caldo e insufficiente. Non tira un filo d’aria.

Somebody Told Me e Spaceman rischiano di farmi collassare un paio di volte ma l’adrenalina scorre a fiotti nelle mie vene e mi sostiene ancora.

Penso alla pasta che ho lasciato a pranzo e alla bottiglia di acqua gelata nel frigo di casa di Chiara e mi viene male ma la musica è troppo bella.

Ci sono due buoni samaritani davanti a me, bestie da concerto che quando mi vedono in difficoltà mi allungano una provvidenziale bustina di zucchero che divido con gli altri e che mi finisce ovunque. Ho zucchero dappertutto. Nei capelli. Nella scollatura. Sulla pancia. Nelle mutande. Un’orgia di zucchero che mi da un pochetto di forza. I tizi di cui sopra, che gli dei di Kobol li abbiano in gloria, mi offrono anche dell’acqua. Gassata. La bevo senza battere ciglio. E’ calda è schifosa è la cosa più buona che io abbia mai bevuto. Solidarietà umana a palla. La realizzazione del comunismo utopistico. Un goccio d’acqua non lo si nega a nessuno e non sappiamo dire di no ad occhi imploranti. Una bottiglietta la dividiamo forse in 10 ma che importa. I Killers sono splendidi e il concerto è grandioso e noi siamo vivi e felici e tristi per tutti quelli che si stanno perdendo una roba simile.

Le canzoni scorrono via, meravigliose come le perle di una collana. Su All these things that i’ve done ho la pelle d’oca perchè quella canzone nella mia mente è accompagnata da un video fatto di persone che amo. Dunque non poteva essere altrimenti 🙂

La pantomima dell’uscita anticipata si consuma.

Rientro immediato con Jenny was a friend of mine. Splendida. E mentre tutti si aspettano una chiusura soft e dolce, Brandon attacca con When we were young. E’ un delirio. Si canta a squarciagola mentre fuochi d’artificio incendiano il palco e il fumo ci toglie ulteriormente il respiro. Siamo anche diventati professionisti della pogata. Non più selvaggia. Tutti amici, tutti solidali, ci muoviamo in maniera omogenea.

Brandon ringrazia e saluta. E tira la sua bottiglietta d’acqua. Qualche ragazzina con il fiocchetto in testa avrà rischiato la vita per accaparrarsi  il trofeo. Io vorrei semplicemente una delle duecento bacchette lanciate dal folle batterista alla folla impazzita.

Usciamo ed io e Chiara, ovviamente, non possiamo fare a meno di comprarci la maglietta ricordo. Un pò milanista ma il rosso  è il rosso. Non lo facevo dai R.E.M al Dall’Ara, Luglio 1999. Minchia gioventù.

Tornare a Roma è un problema. Abbiamo praticamente girato ad Ariccia o come si chiama. Chiara dice di aver sbagliato. Io credo volesse un panino con la porchetta 🙂 In macchina scopro ancora una volta che tutto è relativo. Giorgio riferendosi a noi tre chi chiama “voi del Nord”. Risate a non finire e ancora chiacchiere. Outing musicali, Renato Pozzetto e Adriano Celentano, Franco e Ciccio e finalmente lui. Er Zozzone.

Ci arriviamo con una fame da lupi. Chiara ed io, Amelie ed Alice, non abbiamo nemmeno cenato e al concerto abbiamo portato solo noi stesse e la macchina fotografica.

Ci spariamo un panino con dentro salsiccia, cipolle, peperoni salse etc etc.  Riuscendo a spaventare il cuoco che pesava 130 kg e che palesemente si chiedeva come avremmo fatto a ingurgitare tutta quella roba. Lui non ci ha visto mica mangiare una brioche con un chilo di gelato dentro più un etto di panna. Ovviamente spazzoliamo tutto, di gran gusto. E ovviamente andiamo a dormire con quel peso sullo stomaco.

E soprattutto con il ricordo di una notte folle, magica e bellissima. Che mi ha  fatto capire che l’età non ce l’ho più per fare queste cose. Ma che per ora non intendo smettere perchè è troppo, troppo troppo divertente.

Grazie a tutti.

A Chiara soprattutto e alle sue inquiline meravigliose. Fantastica la mattinata trascorsa a parlare dell’inferiorità del cervello maschile.

A Giorgio e Tiziana. Grandiosi e basta.

A Brandon che è un gran figo e alla sua combriccola di musicisti capaci.

A Roma che è meravigliosa come sempre e che mi manca già.

Alla prossima 🙂