Terremotati, cornuti e mazziati #2

Le tv nazionali pubbliche e private li dipingono come persone felici e contente che vivono spensierate nelle loro casette da sogno.

E se qualcuno ha il coraggio di riportare qualche sporadica protesta, vengono definiti ingrati. Gente fortunata rispetto ai terremotati del Friuli, dell’Irpinia, dell’Umbria e di Haiti. Gente che si è fatta un sacco di mare, mica cazzi.

Gli Aquilani non hanno pace. Non ce l’hanno dal 6 Aprile 2009 e protestano da quel giorno anche se  la stampa li ignora e le autorità peggio.

Oggi sono scesi in piazza, a Roma. Sono in 5000 e la polizia ne ha già manganellati 3.

Si accettano scommesse sulla notizia che aprirà il Tg1 delle 13:30.

Update delle 15:30

Come volevasi dimostrare …

Parola d’ordine: condividere.

Questo è un messaggio che ho trovato su Twitter.

Ho deciso di copiarlo anche qui sul blog per permettere a tutti quelli che non hanno Twitter di conoscerlo e trasmetterlo.

Quello che segue è il testo integrale 🙂

Fate girare più che potete 🙂 Grazie 🙂

Mi è stata inoltrata inoltrata questa mail di una (ex?) abitante dell’ Aquila. La riporto per intero. RT gradito.

Ieri mi ha telefonato l’impiegata di una società di recupero crediti,
per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del
2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno
ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno.

Causa terremoto. Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una
parete crollata. Ammutolisce. Quindi si scusa e mi dice che farà
presente quanto le ho detto a chi di dovere.

Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi
dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio
di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una
scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di
Collemaggio.

E mi sale il groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio lì. Lei
ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città
oggi. Ed io lo faccio. Le racconto del centro militarizzato.

Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio. Le racconto
che, però, i ladri ci vanno indisturbati.

Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire. Le racconto dei soldi
che non ci sono, per ricostruire. E che non ci sono neanche per
aiutare noi a sopravvivere.

Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i
contributi, anche se non lavoriamo.

Le racconto che pagheremo l’i.c.i. ed i mutui sulle case distrutte. E
ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti. Anche per chi non
ha più nulla.

Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro
vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta. Che non solo
torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non
pagate dal 6 aprile. Che lo stato non versa ai cittadini senza casa
,che si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo
contributo di 200 euro mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un
affitto.

Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo.
Che io pago ,in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso
pagava per un’appartamento in via Giulia, a Roma.

La sento respirare pesantemente. Le parlo dei nuovi quartieri
costruiti a prezzi di residenze di lusso.

Le racconto la vita delle persone che abitano lì. Come in alveari
senz’anima. Senza neanche un giornalaio. O un bar.

Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra.
Lontani chilometri e chilometri.

Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni
alle scuole superiori in netto calo.

Le racconto di una città che muore.

E lei mi risponde, con la voce che le trema. ” Non è possibile che non
si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i
giornalisti televisivi.

Dovete dirglielo. Chiamate la stampa. Devono scriverlo.”

Loro non scrivono voi fate girare

Terremotati, cornuti e mazziati.

yeswecamp

Non ce ne voglia Obama.

Tutto il mondo lo ama questo ragazzone affascinante e “abbronzato”.

L’iniziativa promossa dai comitati cittadini di l’Aquila non è rivolta a lui. Non è contro di lui. Ma contro chi ha voluto spostare questo G8 in una città distrutta aumentando i disagi di una popolazione già provata dal dolore e dalla morte. Gente che vive sotto le tende. Gente che non sa se e quando riavrà una casa.Gente esasperata che voleva e doveva fare a meno di questa enorme soap opera. Di questo minestrone mediatico.

YES WE CAMP è una scritta enorme comparsa sulla collina di Roio dell’Aquila realizzata con grandi lettere in plastica e visibile da ovunque.

Una scritta che i Grandi della Terra vedranno e non potranno ignorare.

(prima delle Chiese costruite le case. Infami)