Heroes

Si fa presto a dire eroe.

Studio aperto chiama così anche il tizio che recupera il micetto spaventato dalla cima della pianta di ciliegie del cortile.

E qualcuno ha il coraggio di chiamare “eroi” quelli che muoiono imbracciando un fucile nelle sanguinarie missioni “di pace” dislocate un po’ in mezzo mondo (petroliomunito ovvio. Gli altri non li caga nessuno e si sgozzano tranquillamente da soli)

Io invece ho un’altra idea di eroe. Eroe è colui che porta avanti  con determinazione i propri principi e le proprie idee. Senza preoccuparsi delle conseguenze. Senza paura.

Questi sono gli eroi. Uomini ammazzati dallo Stato tanto quanto dalla mafia.

E vedete di non dimenticarvelo perchè già in troppi lo stanno facendo.

(mi scuso per il video ma volevo esattamente questo discorso e l’ho trovato solo contornato da spezzoni del film che pure mi è piaciuto tantissimo eh)

Lezioni di diritto # 1

In questi giorni mi sento tanto professoressa, si sa.

Quindi stasera ho deciso di spiegarvi il dispositivo della sentenza oggi emessa dalla Corte d’ Appello di Palermo.

Astenersi perditempo e se non avete capito dovete dire “non ho capito” non dite “ho capito” e invece non avete capito.

Che dopo succede come per la battuta spinoziana meravigliosa sui bambini del Niger che per colpa di un sacco di persone che, poverini, non l’hanno capita, è stata cancellata.

Grr. Vi odio.

Ma non perdiamoci in chiacchiere.

I protagonisti di questa avvincente storia giudiziaria, condannati in primo grado e appellanti sono Marcello Dell’Utri, senatore della Repubblica Italiana e Gaetano Cinà, boss della famiglia Malaspina. Che già vederli appellare la stessa sentenza dovrebbe far ridere abbastanza. O piangere a seconda dei punti di vista. Ma vabbeh, andiamo avanti.

Confido che alla fine di questa “lezione” scoprirete (se non lo sapete già) perché il TG1 è un giornale vergognoso, pilotato e di regime. E che quelli che vi lavorano sono giornalisti esattamente quanto io sono Sandra Bullock.

Il dispositivo cioè la decisione che i giudici della Corte di Appello di Palermo hanno preso nei confronti dell’appello presentato dai condannati in primo grado è il seguente:

“dichiara non doversi procedere nei confronti di Cinà Gaetano in ordine ai reati ascrittigli perché estinti per morte del reo”.

Facile facile. Non si possono processare e condannare i morti. Ci penseranno altri più in alto (o in basso) a farlo. Quindi nei confronti di Cinà non si procede. Il reato è estinto. Il reo è morto. Addio. Confido nel fatto che Berlusconi ricorra a questo espediente per non essere processato e condannato. Ma sono una ragazza ottimista. Si sa.

“assolve Dell’Utri Marcello dal reato ascrittogli limitatamente alle condotte contestate come commesse in epoca successiva al 1992, perché il fatto non sussiste e per l’effetto riduce la pena allo stesso inflitta ad anni 7 di reclusione”

Dell’Utri è stato assolto LIMITATAMENTE ai fatti che gli sono stati contestati (cioè attribuiti) nel capo di imputazione e relativi a condotte (cioè a comportamenti) tenute DOPO il 1992.

DOPO Dio! DOPO! Prima lui quei fatti li ha commessi. E la sentenza è chiara sul punto infatti

Conferma nel resto l’appellata sentenza.

La sentenza di primo grado è CONFERMATA.

Vale a dire che la Corte d’Appello di Palermo ritiene pienamente provato che  Dell’Utri ha intrattenuto stretti rapporti con la vecchia mafia di Stefano Bontade e poi, dopo il 1980, con gli uomini di Totò Riina e Bernardo Provenzano.

Tutte belle pezze insomma. Brava gente.

Vale a dire che è pienamente provato che il boss mafioso Vittorio Mangano è stato assunto da Silvio Berlusconi, che per chi vivesse nel favoloso mondo di Amelie è IL PRESEDENTE DEL CONSIGLIO, come stalliere di Arcore, grazie alla mediazione di Dell’Utri e Cinà. “Assunzione” sancita con un accordo di tutto rispetto stipulato da Berlusconi e i capimafia palermitani Stefano Bontade e Mimmo Teresi, nella sede della Edilnord.

Così come è ritenuto provato che Dell’Utri negli anni 70 ha fatto da tramite e da appoggio  a Stefano Bontade, all’epoca uno dei padrini più importanti di Cosa nostra  che era, all’epoca, era alla ricerca di aziende pulite del Nord Italia in grado di ripulire e riciclare  i soldi sporchi provenienti dal traffico internazionale di droga.

Un consulente per gli investimenti della mafia insomma.

Negli anni in cui qualcuno comprava TV e immobili. A tutto spiano. Espandendosi e prosperando.

Ora le coincidenze esistono ed io ci credo da sempre. Ma questa coincidenza è STUPEFACENTE. Anche per me.

Degna di essere ricordata (quantomeno per il coraggio) la richiesta del Procuratore Generale Nino Gatto che ha chiesto una condanna anche più alta di quella inflitta in primo grado e cioè 11 anni di reclusione.

E che ha concluso la sua arringa con un appello ai giudici della Corte che qui copio e che è da applausi:

“E’ il potere a essere giudicato (…) Voi potete contribuire alla costruzione di un gradino, salito il quale forse, e ripeto forse, si potranno percorrere altri scalini che potranno fare accertare le responsabilità che hanno insanguinato il nostro Paese. Oppure lo potete distruggere questo gradino”.

Quel metaforico gradino è stato costruito a metà ma è viscido (come Minzolini) e traballante.

A salirci sopra si rischia la vita.

Non finisce qui.

Se la gente sapesse potrebbe farsi un’idea sensata di quanto accaduto. Invece non sa e non viene messa nella condizione di sapere. Perché la stragrande maggioranza delle persone non legge il giornale e non si informa in rete. La massa guarda il telegiornale.

Ed il Telegiornale del Servizio Pubblico oggi ha dimenticato di raccontare ai cittadini che lo guardano e che purtroppo sono molti molti di più di quelli che leggeranno questo blog e i blog di tutti gli altri che scriveranno di questa vergogna, che Dell’Utri E’ STATO CONDANNATO A SETTE ANNI DI RECLUSIONE PER CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA.

Quel telegiornale ha chiamato “vincitore” e ha definito “assolto” una persona che è ritenuta a tutti gli effetti un collaboratore della mafia, e ha parlato senza vergogna di “costrutto accusatorio distrutto” , di “pena ridotta” e di “pentiti non creduti”.

Quel telegiornale vi tratta come idioti. Come cerebrolesi. Come marionette che si sono bevute il cervello e che credono che una cosa sia vera solo perché la vedono in tv. Quelli che credete giornalisti non esistono più. I giornalisti del TG1 sono tutti morti. Dimenticate le Busi, le Gruber, i Frajese, i Longhi,  i Morrione, i Fava, i Giuntella.

Ripetete con me.

Dell’Utri è un mafioso e non dovrebbe essere Senatore della Repubblica.

Dell’Utri è stato condannato a sette anni di reclusione.

Il TG1 lo guardano i minorati mentali e quelli che vogliono farsi 4 risate. Solo che i primi credono che sia un telegiornale.

Un uomo che è coinvolto in tutto questo, perché lo è cazzo, lo è, non dovrebbe essere Presidente del Consiglio. Non dovrebbe esserlo nemmeno a Macondo o a Neverland o a Paperopoli o a Shangri La. Tantomeno dovrebbe esserlo nel Paese di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Che sono saltati per aria a causa di questa gente qua.

Non ce lo dimentichiamo.

E se fate i bravi domani vi spiego la prescrizione. Che, sorpresa!, è diversa dall’assoluzione.

Ecco.