Capricorni.

Mi sono sempre piaciuti i telefilm, sin da quando ero una bambina e pensavo che Cliff Robinson fosse il padre migliore del mondo e che Fonzie fosse un figo della madonna.

Che mazzate ti da la vita eh? (E che rivincite, vero Richie Cunningham?)

Come tutti quelli della mia generazione però, quella cresciuta negli anni in cui le camicie a quadri neri e rossi avevano un senso, non come quegli obbrobri di poliestere che indossate fieramente oggi, il telefilm che seguivo con più partecipazione e ardore era sicuramente Beverly Hills 90210.

L’evento iniziava ogni giovedì alle 20:30 e a quell’ora, non c’è cristo che tenga, la popolazione italiana (perlopiù femminile) dai 12 ai 17 anni era religiosamente sintonizzata su Italia Uno e passava un paio d’ore a sognare la California e a innamorarsi di adolescenti brutti e improbabili che trascorrevano le loro giornate a fare surf, a girare in Corvette, a commettere delle indicibili scorrettezze reciproche (tipo darla indefessamente al fidanzato dell’amica vergine impunita) e a farsi test di gravidanza a buffo, che, molto intelligentemente, venivano poi gettati nella pattumiera di casa sotto il lavandino, a portata di genitore ficcanaso (Brenda for dummies).

Ragazze, e chi non?

Ora, una delle scene cult di BH90210 si svolgeva sulla spiaggia di Santa Monica e aveva come protagonisti i Giulietta e Romeo della serie, vale a dire Brenda la scucchiona petulante e Dylan il ventiseienne mascherato malamente da diciassettenne; i due, che inizialmente si baciavano con ardore, cominciavano ben presto a discutere, ma non come tutti noi poveri cristi, malamente imboscati nella pineta di uno stabilimento balneare della riviera adriatica, presso il quale eravamo arrivati guidando un Sì Piaggio smarmittato, bensì a bordo della Porche fiammante di proprietà del bello e dannato con la fronte perennemente corrugata e un libro di poesie di Lord Byron nel cruscotto. Mentre i due con compiutezza e proprietà di linguaggio che ritroveremo solo nei letterati di Dawson’s Creek, si esponevano vicendevolmente i problemi esistenziali che attanagliavano le loro complicate esistenze da miliardari, una canzone usciva sfacciatamente dalla radio.

Se devo dirvi di che canzone si tratta, madonna che adolescenza brutta avete avuto, oh!

Ricordo che mi innamorai seduta stante di quel brano. Perdutamente. Registravo tutte le puntate del telefilm per conservarle e riguardarle e stavo registrando anche quella puntata lì. Ho riascoltato la canzone per tutta la sera e il giorno dopo e quello dopo ancora. Poi ho preso il VHS e sono andata da mio cugino, quello esperto di musica, il mio Shazam personale quando non esisteva Shazam, gli ho mostrato  quello spezzone, lui ha ascoltato l’attacco e dopo due secondi, con l’aria saccente del “se non ci fossi io” mi ha detto “Questi i REM e la canzone si intitola Losing My Religion“.

Ora, si sa, l’amore è una cosa semplice e io quel giorno mi sono semplicemente innamorata di quella voce e di quelle parole e di quella musica. Pensavo che i Bestles fossero il gruppo migliore di tutti e nel mio profondo so che lo sono, ma insomma c’era ancora un po’ di spazio sul trono e i Fab Four si sono dovuti stringere.

Dopo la cassetta di Out of Time sono arrivati i Cd di tutti gli album che sono venuti dopo (ma anche prima), le canzoni del cuore (The One I Love e Nightswimming se devo scegliere con una pistola puntata alla testa) i versi perfetti (I count your eyelashes secretly, with every one, whisper I love you. I let you sleep. I know your closed eye watching me, listening. I thought I saw a smile), il concerto della vita (Dall’Ara – Luglio 1999, c’eravamo tutti anche se non ci conoscevamo ancora), il video di Imitation of Life che nel 2001 passava su MTV 25 volte al giorno ed io che alzavo il volume in cucina e azzittivo tutte le mie coinquiline ogni singola volta, un mio amico nel 2008 che in macchina  con me ascolta “Supernatural Superserious” e convinto mi dice “certo che le canzoni vecchie dei REM sono proprio belle eh” e uno dei telefilm più divertenti che io abbia mai visto che, nel 2009, decide che Everybody Hurts deve smetterla di essere una canzone triste e decide di renderla PER SEMPRE  il momento LOL per eccellenza.

E poi è arrivato anche lo scioglimento, era settembre, era il 2011, io ero a Cordoba con un cono gelato in mano quando uno di voi, uno dei più grossi fan dei REM al mondo, mi ha scritto un sms che diceva “Si sono sciolti”.

Non ho dovuto neanche chiedere “chi”.

(Oggi è il compleanno di Michael Stipe che fa meraviglie su Instagram.

L’altra notte l’ho sognato. Gli chiedevo se un giorno i REM sarebbero tornati a suonare insieme e lui mi ha risposto di no. Mi sono svegliata con un sasso sul cuore). 

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