Wet Night

Fa caldo.

Così tanto che pure i pensieri mi si appiccicano addosso e non riescono a scivolarsene via.

E allora me li tengo stretti stretti perché in fondo non sono pensieri brutti, sono solo veri ed in quanto tali feriscono i coraggiosi e spaventano i codardi.

Ed è meglio sanguinare che scappare, no?

Quindi ascolto me stessa un po’ stranita ma felice perché penso che alla fine i pensieri come questi mi servano a capire quanto io sia stata ingenua a poter solo pensare lontanamente e di striscio di disintossicarmi.

Quanto è durata l’illusione?

Uhm, scommettiamo che lo so?

Il tempo di un amore farlocco, di due canzoni sdolcinate, di 4 parole messe in croce che a rileggerle oggi mi fanno ridere e basta perché sono vuote, inutili, non mi appartengono, non le voglio e non le volevo neanche quando pensavo di bramarle più di questa stessa vita.

Avete presente una persona che sta per annegare quanto desideri afferrare quella tavola che spunta tra le onde? Avete presente quanto ne possa avere bisogno? Quanto la ami?

Ecco.

Ero malata, stavo affogando.

Mi sono curata come ho potuto.

Ma solo quello eh guarire è impossibile.

Sciocca io a pensare di potercela fare.

Io NON smetto quando voglio, non quando la posta è questa.

Io non voglio smettere.

Per questo continuo a drogarmi.

Di latte gelido e cereali.

Di questa canzone.

Di te.

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