Magic Moments (from Istanbul)

“Ognuno per sè”

“Tipo?”

“Dio per tutti”

(tre ragazzi svegli. Ve lo giuro)

Io davvero vorrei.

Ve lo vorrei spiegare. Raccontare.

Lo vorrei condividere.

Vorrei potervi raccontare l’azzurro denso del cielo a mezzogiorno e quello rosa carico del tramonto. Lo splendore solenne delle moschee in grado di ammutolire una chiacchierona certificata come me. L’opulenza dorata del palazzo del Sultano. Il profumo delicato dei fiori. I pescatori di Galata che ti infilano nel panino un pesce vivo fino a tre minuti prima. La funicolare che ci porta in cima. Un due tre stella. Il kebab che si scioglie in bocca. La lap dance in un locale di dubbia fama. Un milione di tequile sale e limone. L’ascensore che si ferma ad ogni piano e la povera donna che ci è capitata, ride a crepapelle pensando di essere in mezzo ad un branco di matti. Non sbagliando niente. Dolcetti appiccicosi e dolcissimi che ti lasciano le dita pennellate di verde. Tè alla mela a litri per poi scoprire che lo bevono solo i turisti. L’aria fresca e immobile della Cisterna Basilica nel ventre della città. Il tramonto sul Bosforo e l’acqua dipinta di rosa. Le confessioni in taxi ed il sonno più riposante dell’intero viaggio su un altro taxi con la spalla di Simone per cuscino. Upstairs! La bellezza ipnotizzante del canto del muezzin che mi fa riempire gli occhi di lacrime e chissà perché. Così come i minareti svettanti. Ma perché? Il vapore stordente dell’hammam. Corpi nudi e sapone e bolle e schiuma e guanto che mi scortica. Il furto della bandiera turca per Cesarino e “adesso dobbiamo solo affondare una galea e poi portare la bandiera di Cesarino a Spelonga” Il caos colorato e coinvolgente del Gran Bazar. Prendiamoci per mano. Il desiderio espresso infilando il dito nella Colonna Piangente. E poco importa se mi sono lussata una spalla, ce l’ho fatta e adesso il desiderio di DEVE avverare.  Un mare di gente nel centro di Istanbul. Manifestanti pro Palestina e noi con loro. Manifestanti pro Libia e noi con loro. Una squadra di calcio turca vince non so cosa. E noi con loro. Un vecchietto palestinese in sedia a rotelle che da un’occhiata alla mia kefia, tocca la sua e mi mostra il pollice in segno di assenso.

La consapevolezza di trovarsi esattamente nel posto giusto e al momento giusto. Con le persone giuste (mancavi tu. Come sempre. Ma allo stesso tempo c’eri. Ma mancavi. Non sbirciare.)

E mentre nel cielo nero si alzano lucine arancioni che stanno avverando il desiderio di qualcun altro, millenni di storia si snodano davanti ai miei occhi mentre le immagini fino ad ora viste centinaia di volte sui libri di scuola, diventano vive. Costantinopoli, ultimo baluardo dell’impero romano d’oriente brulica ai miei piedi, ora decadente, ora opulenta, ora tinta di rosa di robbia, ora minacciata da nuvole gonfie di pioggia, ora lucida, immersa nella nebbiolina che sale dal Bosforo, trasformandosi esattamente nella definizione che le ha dato chi la conosce bene, descrivendola “un ricordo strappato ad un sogno”.

E tu, che sei lì, che affondi nel sogno con tutte le scarpe, puoi solo sorridere e sperare di non svegliarti.

Vorrei raccontarvi tutto questo. Ma come si fa a descrivere un tuffo al cuore costante? Come è possibile affidare alle parole la meraviglia che ti riempie gli occhi, il naso, le orecchie e la bocca? Come si tocca lo splendore?

Come posso farvi sentire il suono incessante delle risate soffocate sotto le coperte e l’odore del caffè in camera la mattina?

Non posso.

Però, ve lo posso mostrare.

E scusate se è poco.

1) Palazzo Topkapi, Harem, Padiglione del Sultano.

2) Palazzo Topkaki, Terza Corte, Giardino di Viole davanti alla Porta della Felicità.

3) Palazzo Topkapi, Quarta Corte, Un roseto nel giardino dei Tulipani.

4) Aya Sofya (Haghia Sofia) fotografata dalla Galleria Est (piano superiore)

5) Sultan Ahmet Camii (Moschea Blu) fotografata dalla finestrella del piano superiore di Aya Sofya (grazie ad un baldo giovine che mi ha sollevata di peso)

6) Foglie di Vite ripiene di riso speziato. Gnammi. 

7) Sultan Ahamet Camii (Moschea Blu).

8) Sultan Ahamet Camii (Moschea Blu), Cupola.

9) Sultan Ahamet Camii (Moschea Blu), Noi.


10) Fabbricante di lecca lecca fuori dalla Moschea Blu.


11) Bazar delle Spezie, dolci che cariano i denti, pistacchio rosa, tè alla rosa, polverine, pepe, filtri d’amore e intrugli vari.

12) Gran Bazar.

12) Attraversando il Bosforo. Rubandiera! 

13) Riattraversando il Bosforo. Tramonto.

14) Su e giù per il Porto di Istanbul. Mentre suona il Muezzin. La meraviglia diventa reale ed è rosa. Ma di che cosa stiamo parlando?❤

15) Cisterna Basilica. 

16) Kebab “e che non ce lu seme magnate n’agnielle intero? A testa?”

17) Istanbul, Somewhere.

18) Compagni di viaggio (e di revolution, tranne uno che un altro paio di viaggi e verrà convertito al comunismo)

4 pensieri su “Magic Moments (from Istanbul)

  1. Domanda!
    Foto del fabbricante di lecca lecca (che mi danno l’impressione di essere di un dolce insopportabile): il limone ha una sua funzione o è lì solo per folklore?

    • Serve per ungere la bastocca con cui i vari gusti vengono arrotolati e collocati sulla bastocchetta per te, cliente😀
      Hai ragione è dolcissimo😀 Ma tutti i dolci turchi sono quasi nauseanti. A loro piace così. Li divorano con il caffè come noi mangeremmo il cioccolatino fondente dopo🙂

      • L’unico dolce turco che conosco e che tra l’altro adoro è il loukoun, soprattutto quello alla rosa. Ed anche quello a livello di dolcezza non scherza.

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