Virus (L’amour fou)

C’erano i tuoi occhi.

Occhi grandi, occhi lucidi. Occhi limpidi da bambino che mi cercavano con timore tra una folla assassina e alienante. Occhi che quando mi trovavano non potevano fare a meno di risplendere e di riempirsi tutti.

Di me.

Occhi attoniti, spaventati che mi guardavano intensamente e che continuamente mi ponevano domande.

Difficili. Silenziose.

Occhi che trovavano dentro i miei quelle risposte che ancora non ero in grado di dare. Risposte che erano lì appena sotto la sciocca superficie dell’orgoglio e della codardia. Occhi che mi vedevano senza nemmeno bisogno di guardarmi. Occhi traboccanti. Occhi che si chiudevano. Poco prima. Di.

C’erano i tuoi sorrisi. Timidi. Abbozzati. Segreti. Trattenuti. Che sgorgavano via quando non guardavo. Anche se facevo finta.

Sorrisi fatti al buio, stanza piccola e spiovente illuminata dalla luna.

C’erano quelle labbra così morbide capaci di soffiare miele e di sputare fiele. Contemporaneamente. “Insulti d’amore”, ossimoro micidiale che mi lasciava a farfugliare scuse che non volevi nemmeno. Labbra che non mi permettevano di replicare mai perché mi si schiudevano addosso e mi promettevano di rimanere lì “fino a dopodomani”. E ci restavano senza lamentarsi. Volendo.

C’erano le tue mani. Quelle dita piccole che tracciavano il mio profilo. Che scioglievano con noncuranza quel nastro. Che vincevano resistenze farlocche. Intrecciavano quella ciocca le tue dita. Sempre la stessa. Quelle mani che non potevano smettere mai di tuffarsi nei miei capelli e riemergere sulla mia faccia. Mani che la carezzavano e la racchiudevano. E poi c’erano occhi e labbra. E oblio.

C’erano le parole. Cesellate. Sublimi. Racchiuse in uno scrigno infine forzato. Libere. Tu felice di poterle finalmente pronunciare a voce alta. Io incredula nell’ascoltarle. Nel metabolizzarle. Troppo lenta forse nel realizzare che fossero reali.

C’erano le tue domande. Implacabili. Perché piangi, perché ridi. Cosa faremo, dove andremo, forse ci siamo incontrati troppo tardi, ma non sei curiosa di vedere cosa c’è dietro la curva? Non vuoi sapere come finisce questo film? C’ero io che non rispondevo perché allora non le conoscevo le risposte o facevo finta di non volerle conoscere. C’ero io che ero così disperatamente felice e ancora oggi non so perché non te l’ho detto mai.

C’era la musica. C’era sempre tanta musica.

Musica silenziosa a volte. Musica spenta. I Beatles messi da parte, zittiti da una melodia più dolce, il rumore impercettibile che fa un sorriso al buio in un silenzio perfetto rotto da un respiro. Da due cuori che accordano il proprio battito e che diventano uno.

Palpito all’unisono e sospiri e lacrime che vengono giù e non lo sapevo proprio il perché.

C’erano i nostri corpi. Corpi che si toccavano. Per uno studiato sbaglio. Corpi che si calamitavano e che si univano. E si contagiavano. Vicendevolmente. C’era quel veleno dal gusto dolce e irresistibile che mi iniettavi ogni giorno. Veleno fatto di occhi che guardano, labbra che sussurrano, mani che sfiorano, parole che non si dimenticano, versi scritti, che indelebili rimangono.

C’eri tu che hai preso la mia anima ferita, anelante e spoglia. E l’hai ripulita e curata e agghindata. L’hai fatta riemergere radiosa e pura. Mi hai disintossicato da lui, sì.

Intossicandomi di te.

Mi hai fatto ammalare di quella malattia infettiva e mortale, che rende fragili e sciocchi. Immensamente felici e incommensurabilmente tristi allo stesso tempo.

Ed io febbricitante e impazzita, non ero mai stata più malata. Né più felice. Non più di così.

Poi non c’è stato più nulla. Non è rimasto più niente. E’ calata densa e implacabile la mannaia dell’oscurità, che mi ha travolta e presa e intagliata fino a farmi sanguinare del succo denso e vitale dell’umiliazione, della rabbia, del pentimento.

Occhi spenti. Labbra mute. Mani fredde. Parole atroci.

Solo la musica c’è rimasta, quella sì. Ma stavolta la tengo accesa ed urla forte. Perché il rumore assordante forse affogherà il mio cuore, prosciugherà il veleno, cicatrizzerà la piaga.

Curerà forse.

Quest’anima mia, tremante e nuda, ancora tremendamente infettata di te.

(grazie a coloro che hanno deciso che queste parole meritano di essere pubblicate. Grazie a chi me le ha ispirate in una fredda sera di Novembre. E grazie a me che ho trovato il coraggio di scriverle. E a B. che la ha corrette e le ha trovate bellissime.

E grazie a te, perché esisti e qualsiasi cosa accada, penso a te, che sei mio amico, e mi torna sempre il sorriso.)


10 pensieri su “Virus (L’amour fou)

  1. Cara tatiana, parli dell’amore e delle sofferenze e delle sue gioie con una foga che è invidiabile. Perché molti si chiuderebbero a riccio dopo un amore sbagliato, che ha ferito, che ha segnato. Tu ti butti nell’amore seguente con tutta te stessa e vivi intensamente.
    Sono in una fase post rottura e leggo questo post estrapolando una carica che vorrei così coscientemente anche io. Non è mai bello ma sono del tuo stesso parere: vivere intensamente e cercare il conforto nell’amore anche dopo una delusione, un dolore, è giusto. L’amore è proprio questo. Deve sempre essere un conforto e una felicità.
    Abbracci!

  2. “Se ami una persona lasciala libera. Se poi torna da te è tua per sempre” da Proposta Indecente.

    Parto da qui. Da questa frase che questa mattina ho trovatoscritta su una bustina di zucchero al bar.

    E’ buffo perché mi fa pensare a te.

    E non so perché.

    Non ho più niente a cui pensare a dire il vero, riguardo a te ovviamente.

    Pensavo davvero quello che ti ho scritto mentre ero a Roma,la notte prima di tornare a Milano.

    Mi è sembrato incredibile rendermi conto che davvero mi hai ignorata. Forse credevo di meritare almeno un “no, non ci vediamo..”

    Sai, forse di me non hai capito nulla. Come io di te del resto.

    Sono rimasta per settimane, per mesi nel dubbio.

    Non sapevo se dirti che sarei stata nella tua città per quasi una settimana.

    Ho provato, mi sono sforzata di ignorare la tua presenza. Omeglio la tua esistenza.

    Non ce l’ho fatta e per l’ennesima volta mi sono sentita morire.

    Credimi quando ti dico che avrei solo voluto vederti.

    Non so perché, ma mi sembrava una cosa normale. Una cosa che fai anche con i conoscenti, quando sai che per motivi vari si trovano nella tua città…

    Persone che non vedi mai, ma con cui in quella specifica occasione, hai la possibilità di fare due chiacchiere.

    Nulla di che insomma.

    Mi è sembrato incredibile accorgermi che io, se tu fossi stato a Milano avrei trovato un modo. Probabilmente anche raccontando palle incredibili, pur di non perdere l’occasione di avere 15 minuti di te.

    Non mi sento scema per questo. E’ solo la conferma che abbiamo vissuto “noi” in un modo diverso.

    Penso che tu abbia la tua vita e che semplicemente non avevi tempo.

    Che non l’hai voluto trovare, insomma, semplicemente.

    Ecco è questo che mi ha fatto soffrire.

    Anche se, ancora di più lo ammetto, mi ha dilaniato la tua completa indifferenza.

    A me capita a volte con chi mi sta dietro… estranei che mimandano sms con il chiaro obiettivo di uscire con me… persone di cui non me ne frega niente.

    E’ stato brutto prendere atto di questo.

    So che queste mie parole non ti interessano.

    Non so se sei davvero così, ma è quello che tu hai voluto che io conoscessi di te.

    Ci sono persone che ti restano nel sangue, come certe droghe che restano latitanti nel tuo corpo. Come certi virus.

    Per me tu esisterai sempre, un po’ mi dispiace. Un po’ no.

    Tanto tempo fa mi hai scritto un sms: “io non ti perderò mai, questo devi saperlo”.

    Le tue parole e le tue esternazioni sono sempre state talmente poche che proprio per questo le ricordo perfettamente.

    Proprio per questo ho sempre creduto che corrispondessero a verità.

    Non so se invece sono state tutte bugie.

    Non so se invece erano la verità e poi è cambiato tutto.

    Non so nemmeno se è importante conoscere la differenza.

    Ciò che voglio dirti è che l’unica cosa che avrei voluto davvero era non perderti.

    Ormai ero consapevole dell’impossibilità di essere quello che sono le storie normali.

    Anche la persona più tenace si convince, ad un certo punto.

    Sapevo che però a te avrei concesso sempre tutto. Di entrare e uscire dalla mia vita. In qualsiasi forma, in qualsiasi modo. Ipotecando la mia “tranquillità”, la mia stabilità.

    Quell’uomo che ho visto io meritava un trattamento diverso.Meritava libertà impossibili da concedere a chiunque.

    Spero di averti dimostrato in questi anni che per me hai avuto un ruolo unico. Insostituibile.

    Spero di averti trasmesso “amore” in qualche modo.

    Spero che tu abbia sentito la mia presenza, anche se per te forse non era importante.

    Infondo non ce l’ho con te.

    Quando si sbaglia ce la si può prendere davvero solo con sestessi. E io, ho sbagliato.

    Mi dispiace per tante cose.

    Così tante che non ho tempo di stare qui a scrivertele.

    Per me, sei un uomo straordinario. Un uomo pieno di ombre, ma capace di essere perfetto.

    Sei la tenerezza e il peccato. L’amore e l’odio.

    Sei esattamente chi non avrei mai voluto incontrare e allo stesso tempo una delle pochissime persone con cui sono felice di aver condiviso attimi della mia vita.

    Voglio dirti che sei stato speciale per me. Che lo sarai sempre.

    Anche se per te non è la stessa cosa.

    Buona fortuna, con tutto il cuore.

    • Capita a tutti.
      Poi si guarisce.
      Le mie parole sono di Novembre, oggi è tutto diverso.
      Oggi rido. Io.
      Perché l’indifferenza è una cosa e l’odio un’altra.
      In bocca al lupo, spero riderai presto anche tu della pochezza e dell’inerzia del cuore altrui.

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