Sogno o son desta? (Ho visto Inception e non lo so più)

Quella che segue non è propriamente una recensione del film “Inception” ma ugualmente NON LEGGETELA prima di vedere il film 🙂


“Siamo fatti della stessa sostanza

di cui sono fatti i sogni”.

(William Shakespeare, La Tempesta, AttoIV)

Se William sapesse quante meningi si sono spremute fino a consumarsi per tentare di capire il significato nascosto dietro a queste parole e se fosse a conoscenza dei fiumi di inchiostro versati tentando di spiegare cosa diavolo significhi questa osservazione probabilmente ne riderebbe.

O si arrabbierebbe.

In fondo la bellezza, quando è così tangibile ed evidente, acquista concretezza e non ha bisogno di troppe spiegazioni.

La bellezza va osservata, ammirata, amata. Non spiegata.

Poi ti capita di vedere un film come “Inception” e di trovarti faccia a faccia con una bellezza che viene presa, modellata, sublimata, costruita in maniera sapiente e geniale da un regista che, suo malgrado, spiega in maniera eccellente l’aforisma shakesperiano e anzi, fa di più.

Lo rappresenta.

Te lo mostra.

In un prezioso labirinto di emozioni che si intersecano e vibrano. Come una trottola impazzita.

Quella trottola che Dom Cobb, esperto cacciatore di sogni o se credete hacker esperto del più grande computer che sia mai stato creato, la mente, tiene sempre in tasca e osserva volteggiare.

Cobb riesce a penetrare nei sogni delle persone e ad estrarre dalle menti degli inconsapevoli sognatori, segreti, informazioni, desideri reconditi. Cobb sa quello che fa, sa farlo in maniera eccellente, ama le sfide ed è allergico ai fallimenti. Per questo non può tirarsi indietro quando gli propongono un’impresa impossibile che è esattamente il contrario di quello che l’uomo ha fatto finora.

Non carpire un’idea bensì impiantarla (da qui “Inception” cioè “innesto”) nella mente di un uomo.

Questo è il semplice punto di partenza di una storia magnifica e magnificamente narrata che, come i livelli di sogno che esplora, si sviluppa seguendo tre diverse piste armoniosamente intersecate.

L’affascinante idea di base infatti, si sviluppa in un action movie che non offusca minimamente anzi sublima il dramma personale del protagonista, un Leonardo Di Caprio ( ❤ )maestoso che interpreta magistralmente un uomo solo, esule, che vaga vorticosamente per il globo in perenne fuga da un senso di colpa che non lo abbandona e che ha sempre e soltanto il volto dell’amata moglie Mal, morta suicida a causa di un’idea innestata nel suo cervello e germogliata come un’edera velenosa, una donna che ha le dolci ma allo stesso tempo spietate fattezze di una superba Marion Cotillard che continua a tormentare i sogni del marito e contemporaneamente a vivere solo per lui in un mondo parallelo e illusorio che Cobb cerca e anela perchè sembra così maledettamente vero e reale nel momento in cui l’uomo chiude gli occhi e si abbandona all’oblio e a sè stesso.

Noi siamo i nostri sogni e Cobb lo sa.

Quando chiudiamo gli occhi sulla realtà ci spogliamo delle nostre paure, dei nostri freni, delle nostre incertezze e dei nostri preconcetti e finalmente risorgiamo, radiosi e autentici, in un mondo che è fatto solo di quello che siamo e soprattutto di quello che desideriamo. Si sogna quello che si vuole, quello a cui sia anela davvero e che magari non si sa neppure di volere e desiderare. Non a livello conscio almeno.

Nolan ci prende per mano e ci porta a spasso nel nostro subconscio, realizzando un capolavoro di rara bellezza e di incredibile genialità, facendoci agilmente attraversare i precipizi del paradosso e dello scontato e banale onirismo, abbattendo le barriere della realtà, squarciando il velo del nostro stesso sogno, scavando nei nostri ricordi, regalandoci mondi pronti a collassare su sè stessi a suo e nostro piacimento e spingendoci sempre più in basso, verso gli abissi di noi stessi, verso quello che siamo verso quello che vogliamo.

Facendoci sprofondare in noi stessi per poi riportandoci su, verso la superficie, indietro e indietro e ancora indietro, a ritroso nel nostro sogno, cullati dalla voce calda e dolce di una Edith Piaf che interpreta “Je ne regrette rien” (e non può essere un caso).

Svegliandoci infine.

Forse.

Perché quella trottola minuscola che ci riporta alla realtà, metaforicamente gira e gira e continua a girare e il suo moto perpetuo incarna i nostri desideri, le nostre speranze, i nostri ricordi e sì, anche quel il limbo a cui tutti, almeno una sola abbiamo sognato di abbandonarci e che poi abbiamo deciso di abbandonare per “essere ancora giovani insieme”.

La trottola continua a girare.

E se si fermerà, oppure no, in fondo, non importa a nessuno.

E già che ci siete

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4 pensieri su “Sogno o son desta? (Ho visto Inception e non lo so più)

  1. Al cinema, una ragazza accanto a me che sgranocchiava avidamente pop corn e aspirava bibite come un’idrovora, ha chiesto al fidanzato come mai quel pulmino ci mettesse tutto quel tempo a cadere.

    Son quelle cose che ti fanno risvegliare; stavo sognando, cribbio. :-/

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