Il diavolo a quattro.

Ieri sera ho visto Les Quatre Cents Coups .

Lo avevo visto a scuola, in francese mille anni fa.

Premessa.

Già la traduzione del titolo in italiano mi ha stranita. I 400 colpi. Cavoli sembra quasi una roba porno. Ma dannazione perché dovete perdere il bellissimo gioco di parole? Mah.

Dopo questo inizio polemico scordatevi la recensione e i discorsi importanti su quello che mi ha dato il film o sul messaggio che lo stesso vuole trasmettere. Non vi parlerò della solitudine e del muto grido di aiuto del protagonista, della feroce indifferenza materna e dell’apatia paterna. E nemmeno della scena dell’incontro con la psicologa, che mi ha infilato un macigno nello stomaco che ancora non mi abbandona e durante la quale viene pronunciata la frase che racchiude l’intero film. Ne ho parlato abbondantemente con il mio amico cinepatico per tutta la sera ieri e non ho alcuna voglia di trascrivere le mie auliche parole qui.

Vi dico solo che dopo una lunga discussione siamo giunti a conclusione che il momento in cui Antoine,  durante la romantica presentazione del film che lui è Renè stanno guardando al cinema, fa scoppiare il palloncino della sua gomma da masticare, rappresenta in maniera deliziosa la metafora della completa inutilità di quel sentimento che a volte preme tra stomaco, intestino e cuore e che qualcuno chiama amore.

Sei un grande Antoine. Hai 13 anni e hai capito già tutto.

Detto questo siamo ovviamente passati alle riflessioni cazzone. Ai ricordi assurdi. Alla vita vissuta. Io vi elenco quel che mi riguarda che tanto lui non avrà mai il coraggio di manifestarsi. Che volete farci. E’ un timido.

Comunque questo film mi ha fatto venire in mente …

1) il Tagadà! Ma che meraviglia era? Non quello moderno che si fa seduti ma quello di una volta che si faceva in piedi! Auhauhauh 😀 Una volta, ad un “Made in Bo” mi sembra, l’ho fatto da completamente sbronza e quando sono scesa mi sono addormentata di schianto sul prato. Mi aveva mandato il cervello in corto circuito.

(ups. Mi sto spiegando tante cose)

2) la mia compagna di classe Claudia che ad ogni interrogazione importante uccideva un parente. Ma non la zia di terzo grado o la cugina americana di secondo. No. Lei ammazzava parenti stretti. Sua nonna sarà morta 3 volte solitamente verso la fine del quadrimestre. In quel periodo c’era anche una moria di zii e zie allucinante. Avevano tutti il piede nella fossa e ci cadevano dentro il giorno prima dell’interrogazione di matematica. Non parliamo degli incidenti stradali che coinvolgevano centinaia e centinaia di cugini. Che scapestrati! Altro che stragi del sabato sera! In classe mia si consumava la strage del giorno prima dell’interrogazione di storia! La più clamorosa rimane la misteriosa malattia che colpì la mamma della tizia il giorno prima dell’interrogazione di biologia. Un’emorragia. “ma dove”? chiese la professoressa che giustamente se ne intendeva. “di dentro” fu la illuminante risposta.

Chissà se Claudia ha mai sentito parlare del ciclo mestruale. Per me sua mamma aveva le sue cose e lei non sapeva cosa fossero. Perchè ammazzare la zia va bene ma l’emorragia interna alla mamma è troppo raccapricciante anche per me e Susanna che una volta abbiamo candidamente raccontato al vicepreside che dovevamo per forza uscire alle 11 per correre all’ospedale che un nostro amico era in fin di vita dopo un incidente. Siamo state talmente convincenti che il buon uomo voleva accompagnarci personalmente, non si fidava a farci andare con il motorino che ci vedeva “troppo sconvolte”

Oh Mon Dieu de la France!

3) a me la la maestra non ha mai mai mai lasciato a sorvegliare la classe fino al suo ritorno. Uffa. Ma perchè?

4) quando stavo in castigo dietro la lavagna scrivevo T.T. e la data sul muro. Ma essendo femmina non mi facevo sgamare. IO.

5) ora più che mai ho voglia di sdraiarmi. Riposare. Dormire. Alienarmi. Sono tanto, tanto stanca. Ma devo continuare a correre. Almeno finché non arrivo al mare.

T.

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