Lost – 6×06 – Sundown

CONTIENE SPOILER SU LOST 6×06

Non si sceglie di avere fiducia. Nè in chi riporla. Ci si fida e basta.

C’è chi i propri segreti li racconta solo all’amico del cuore che è lo stesso da cento anni. C’è chi prova a tenere tutto dentro e poi alla fine esplode  trovando conforto nei luoghi e nelle persone più inaspettate. C’è chi  senza sapere bene come e perchè si trova a raccontare segreti inconfessabili ed a raccontarsi la vita in compagnia di perfetti estranei o quasi.  C’è chi è un libro aperto  (per alcuni) e chi tenta di essere un libro chiuso ma non ci riesce con altri.  C’è chi sgama tutto. E purtroppo c’è chi non si accorge di niente. C’è chi non si fida di nessuno e tenta di contare solo sulle proprie forze e chi invece si fida troppo e prende delle cantonate pazzesche che si traducono in legnate in piena bocca che fanno male un bel po’.

Ed infine c’è chi ispira fiducia. Sarà lo sguardo, sarà la voce, sarà il sorriso ma a queste persone affideresti la tua vita. Le chiameresti se dovessi occultare un cadavere. E sei sicuro che non ti tradiranno mai.

Personalmente i tesori che rientrano in questa categoria si contano sulle dita di una  mano. E se lo conoscessi (se esistesse) LUI ci sarebbe.

Sayid.

Dopo la prima puntata di Lost, affermai (ormai il passato remoto è d’obbligo  sniff sniff) con certezza ” se io fossi sull’isola non mi allontanerei da quell’iracheno più di mezzo metro, lo seguirei nella giungla passo passo calpestando le sue orme e farei esattamente tutto quello che mi dice di fare”.

Sayid infatti trasuda forza, astuzia, intelligenza e infonde una profonda tranquillità. E’ una persona di cui ci si può fidare ad occhi chiusi. Perchè compare sempre al momento opportuno, salva la vita a tutti quando occorre  e non fa mai nulla di stupido.  E se lo fa chiede scusa. E si becca anche una pallottola al tuo posto, se te lo meriti.  Tutti si fidano di Sayid, da sempre. Perchè la sincerità traspare dal suo sguardo e la bontà e generosità dimostrate finora ci hanno fatto dimenticare completamente la sua precedente e simpatica attività di torturatore della gloriosa guardia Repubblicana (oggi mi fa ridere pensare a loro come al nemico assoluto che mi sembravano allora. Mia mamma aveva ragione. Come sempre)

Attività che Sayid svolgeva in ogni realtà. Anche in quella alternativa. Come suo fratello, marito della SUA amata Nadia non manca di ricordarci e ricordargli, chiedendo al mitico un aiutino. Accoppare il prima possibile gli strozzini che lo perseguitano. Povero, dolce Sayid: la sua realtà alternativa è struggente. Nadia lo ama e lui la ama, ma come il Capitan Navarre e la bella Isabeau, i due innamorati sono destinati a sfiorarsi solo  e per sempre per fugaci attimi.Perchè Sayid ritiene di non meritare la donna. Nè la felicità che Nadia potrebbe donargli. Lacrime.

Sayid è un uomo nuovo. In qualsiasi realtà si trovi, in qualsiasi universo parallelo viva, il torturatore iracheno vuole seppellire il suo passato sanguinoso e ci riesce.  Dimostrandolo in mille modi.

Per questo quando Dogen ci informa che la bilancia che misura l’anima di Sayid pende dalla parte sbagliata, noi non ci crediamo nemmeno per un momento. Nessuna oscurità può opprimere il suo cuore. Nessuna cattiveria può nutrirsi dell’uomo.  E per dimostrarlo IL MITICO, prima bannato dal tempio viene riammesso subito dopo e mandato da Dogen tra le braccia di Tizio. Ad ucciderlo. Con una raccomandazione: piantargli un coltello affilato  nel cuore prima che possa dire una sola parola.

Ma Tizio che veste la maschera sornione e affabile dello zio Locke saluta Sayid, sopravvive al feroce colpo inferto dall’iracheno e dopo averlo redarguito sulle reali intenzioni di Jacob e della sua gente, insinuando nella sua mente il tarlo del dubbio, lo rimanda al mittente con un messaggio sconcertante: fine dei giochi. O sei con Tizio o sei contro di Tizio. Chi è contro di Tizio, muore.

E Sayid ha scelto. Definitivamente. O meglio. Sayid è stato arruolato nelle fila di Tizio che sembrerebbe rappresentare i cattivi e il lato oscuro che noi tutti speravamo fosse una leggenda, forse “attivato” dalla chiacchierata con Tizio, prende il sopravvento in maniera inequivocabile. Il nostro Sayid infatti, quello che che conosciamo  così bene non avrebbe mai affogato l’uomo che solo qualche ora prima gli aveva risparmiato la vita, nè sgozzato senza pietà un povero diavolo hippie. Il nostro Sayid non ha mai avuto quella luce fredda e inquietante negli occhi.

Luce  identica a quella che splende negli occhi di Claire. Che terrificante e folle, culla sè stessa dal fondo della prigione in cui il popolo di Jacob l’ha imprigionata, sulle note tenere di una canzone che incessantemente canta per il suo bimbo perduto e perfetta nella sua follia confonde Kate e la ammonisce e la odia e la salva dal fumo nero, che dopo la morte di Dogen entra liberamente nel tempio portando orrore e morte e distruzione.

La scena in cui i sopravvissuti alla strage escono allo scoperto tra i cadaveri del popolo di Jacob non è una scena degna di miglior Lost ma diventa il miglior Lost in persona, scrivendo la storia di questo telefilm: la spietatezza di Locke comandante del suo esercito e la consapevolezza pazza e lucida che traspare dagli occhi teneri e color del cielo di Claire e dallo sguardo beffardo di Sayid si contrappongono allo smarrimento che permanea il volto di Kate che non sa ancora di essere sola in mezzo ad estranei ma che per non sapere nè leggere nè scrivere, da ragazza pratica qual  è,  inforca un fucile da combattimento ed esce fuori, nella giungla illuminata da mille torce, terrificante e bellissima.

Ancora una volta i losties si trovano divisi, separati, appartenenti a due squadre diverse. in lotta tra di loro.

Ma la battaglia che li aveva visti separati la scorsa volta, il decidere se fare o non fare la benedetta telefonata, appare ora di una banalità sconcertante. Un gioco da ragazzi. Un qualcosa di lontanissimo e privo di valore. Perchè stavolta la guerra non sarà tra due uomini scioccamente imbevuti di raziocinio o di cieca fede ma tra due entità antiche e potenti che lottano per il bene o per il male, per il bianco o per il nero, per la luce o per le tenebre. La cosa estremamente divertente è che i due giocatori sono così fottutamente abili e astuti che lasciano noi poveri spettatori esattamente come i losties. Attoniti. Smarriti. Attratti da una fazione o dall’altra senza sapere esattamente dove si trovi “il giusto”. O meglio. Quale sia.

Una puntata maestosa in grado di provocarmi brividi dimenticati e degni della prima,  stagione, interamente dominata da un Sayid stupefacente e meraviglioso da gustare in azione e da una Claire inquietante e oscura, capace di rendere interessante addirittura una vicenda legata a Kate e degna di un film horror d’autore. C’è poco di tutti gli altri ma non si sente la mancanza di nessuno anche se un riassunto dell’esatta collocazione di tutti i losties sull’isola sarebbe utile.  Perchè se l’esercito di Jacob, capitanato da Ileana, attraversa il passaggio segreto e si dirige verso il faro ove troveranno ad attenderli Hugo lo Showman e Jack ( che per quanto mi riguarda può sgozzarsi con i cocci del vecchio faro o diventare cieco a furia di guardare l’orizzonte) e quello di Tizio  riconquista il tempio, esistono degli uomini soli.

Non quelli cantati dai Pooh. Parlo di Jin e soprattutto di  James.

Non vedo l’ora di rivederlo. Anche se un terrore mi tormenta.

Quello di leggere anche nei suoi occhi, la fredda e inquietante follia che alberga negli altri.

10. Secco.

E chiamatemi fangirl.

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4 pensieri su “Lost – 6×06 – Sundown

  1. 🙂 per me invece è ‘namezzacazzata.

    Per quello che riguarda ormai la coerenza del plot, potrebbero arrivare i dinosauri, le astronavi aliene, gesù e i 12 apostoli in assetto da battaglia; oppure si potrebbe scoprire che alla fine tutta l’azione avviene in una palla di vetro con la neve che quando la scuoti succede qualche cosa di nuovo, random.

    da vecchio, ahimè, lettore di fantascienza mi trovo un po’ spiazzato, e purtroppo ogni puntata non fa che accrescere la mia perplessità di fronte l’inconsistenza emotiva del racconto (perché quando tutto è possibile, nulla stupisce).

    O forse non ho ancora compreso quale è il mondo disegnato da lost, quali i limiti, quale il confine fra possibile e impossibile. O forse, non è ancora stato chiarito, e un mondo senza regole diventa un mondo non credibile.

    Anche se si inizia ad intuire che il Tizio è tipo un essere malefico che un popolo antico e misterioso (quello di Jacob) ha intrappolato nell’isola e da allora lo tiene prigioniero in questo posto che non esiste sulle mappe.

    Evidentemente il mostro ha bisogno di qualcuno degli oceanic six per uscire e distruggere l’umanità, e per questo non li ha uccisi tutti quando poteva.

    La storia sta pendendo da questa parte. Forse anche Jacob aveva bisogno di qualcuno degli oceanic perché prendesse il suo posto nel controllo del mostro…

    Ricordo fra parentesi che c’era un intero aereo di persone che ancora sopravvivevano, e altri sono arrivati recentemente, personaggi lasciati troppo spesso nel dimenticatoio e ignorati, come se loro non avessero vissuto i problemi da naufraghi.

    E poi c’è la realtà parallela, che sia un mondo fittizio che costruisce il mostro in cui manda la gente? O che sia il mondo vero e tutta la storia di lost se la sta sognando qualcuno in qualche manicomio?

    bla bla bla.
    Lost non fa emozionare, fa parlare. Purtroppo.

  2. 10 per me è esagerato, io darei 9, perché la vicenda di Sayid nel presente alternativo è troppo scontata. Comunque, puntatona!
    @coniglione: in parte hai ragione, ci sono troppi snodi e misteri che, temo, rimarranno tali alla fine della season. Si sta puntando forte sulla lotta tra Jacob e Black Smoke Man, ma questa è una di quelle puntate che ti inchioda alla poltrona.

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