Andata in pace.

Ieri sono stata a messa.

Siccome non sono stata colta dal fulmine comenonricordochi sulla via di Damasco e sono sopravvissuta anche al riso convulso che ha fatto seguito al grandioso elenco di emoticon e affermazioni a metà tra il terrore e  il panico postate dai miei amichetti del cuore sulla sb del nostro forum (o come vorrei che voi poteste vederla ed invece no il nostro è uno spocchiosissimo forum privato prrr) con le quali gli stessi hanno accolto l’incredibile notizia, ho deciso di raccontarvi la mia esperienza.

La chiesa ove sono stata è probabilmente la mia preferita al mondo e non vi parlo con l’animo della ragazza che ama l’arte, ma solo con il cuore. E’ solo una vecchia e scalcinata chiesa di montagna, quella del paesino dove i miei nonni hanno passato la gioventù ed io almeno un mese delle mie estati d’infanzia.

Sono stata accolta dall’odore delle candele misto a quello dei fiori, dal  familiare drappo rosso con il quadro della Madonna Incoronata, dalla statua della nera Madonna di Loreto ed infine da loro, le mie preferite di sempre, la statua di gesso di San’Antonio con il fido porcellino al fianco e quella della Madonna Addolorata, con il pugnale nel petto e lo sguardo terrificante che ora come allora, mi ha provocato un lungo brivido.

Quanto mi dispiaceva per quella donna dallo sguardo straziato e le labbra contratte in una smorfia di tristezza. Così tanto che una volta ho anche tentato di estrarre il coltello e liberarla dal dolore, ma ovviamente non ci sono riuscita.

Eh no. Non mettetevi a pensare che io sia una profanatrice di chiese. Perchè quella non era una chiesa come tutte le altre. Quella era il nostro regno. Il nostro rifugio. Il nostro parco giochi.

Abbandonata per una settimana intera dopo la messa della domenica mattina, la chiesa rimaneva aperta (come dovrebbe essere sempre) e veniva da noi, i bimbi, occupata.

E allora si suonava l’organo e si cantavano canzoni profane e  ci si appendeva alla campana che ci trasortava su e giù a causa del peso e si portavano fuori i banchi si invadeva il pavimento d’acqua e ci si pattinava su, si scriveva un giornalino del paese e si rappresentavano opere (Promessi Sposi e Romeo e Giulietta, mica cazzi) e con i soldi si comprava la vernice e si ridipingevano i banchi e si rideva, si litigava, ci si arrabbiava e ci si divertiva come folli.

Perchè?

Per il gusto di essere pianisti e cantanti e suonatori di campane e monelli e imbianchini e giornalisti e attori. Perchè eravamo bambini e rubare le ostie nuove sconsacrate e mangiarle a merenda con sopra la nutella non era peccato.

Sono uscita da lì con gli occhi pieni di immagini, le orecchie di voci, il cuore di buoni sentimenti.

Poi il prete che non vedevo da anni, mi ha chiesto come faccio a fare un lavoro come il mio e a difendere chi so colpevole.

La mia educatissima risposta è stata ” Gesù  dice che bisogna perdonare sempre tutti. Per voi basta un padrenostro. Chi sono io per non adeguarmi?

Fine della magia.

Maledetti preti.

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8 pensieri su “Andata in pace.

  1. Io ho due risposte di solito a questa che è la domanda del secolo, pare:

    1) Perché se perdo sono a posto con la coscienza e se vinco sono figo.
    2) Ti risponderò quando verrai da me e sarai colpevole di qualcosa.

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