15 anni e 15 anni fa ;)

Stamattina mentre andavo a lavorare in macchina, con l’occhio mezzo chiuso,  un pò di giramento di palle perchè sono pazza, e la voglia di stare in spiaggia non in tribunale, ho sentito questa qui

Attenzione. Proprio questa. Non una cover. Neppure la migliore cover, ovvero quella di Jeff.

Questa qui, quella originale.

Spatapum.

Improvvisamente ho smesso di avere 30 anni. Sono tornata ai 15 e questa si è trasformata nella gloriosa estate del 1994, quella più lunga, assurda, meravigliosa e strabiliante della mia vita.

Quella in cui una ragazzina che non ha mai amato troppo le canzonette, cercando tra le cose del papà, ha trovato un album fantastico e lo ha ascoltato tutto e si è innamorata di questa canzone. E ha iniziato ad ascoltarla in loop. E si è dimenticata, o quasi, di tutte le altre che hanno affollato quell’estate.

Quella delle mattinate al mare sotto le palme, simpatica distesa umana e della conta (ambarabà ciccì coccò) per chi va a comprare i panini al supermarket e delle interminabili partite a briscola e tressette, stravaccati ai tavolini dello chalet e delle duemila sigarette fumate di nascosto, quella delle frasi scritte sulla Smemo scintillante e pronta per il nuovo anno scolastico, quella delle prime sbornie con la terribilissima vodka ai frutti e al suo improbabile colorante che diventava fosforescente una volta rielaborato dallo stomaco, quella delle nottate al parco giochi, a ridere di tutto e di niente e di tutto ancora come fanno i ragazzini quando non erano rincoglioniti dal computer, quella delle trasferte pomeridiane in massa a colle San Marco in motorino, con il mio amato “SI” che mi manca come può mancarti un parente che non vedi da troppo tempo e a cui vuoi un bene immenso, quella di MTV e dei Levi’s 50i di tutti i colori, strappati con le chiavi e sdruciti a forza di pietre e varichina girati mille volte intorno alla vita, quella delle Nike nere con il baffo bianco e delle magliette Champions, quella dei capelli supericci e boccolosi e dei quintali di matita nera intorno agli occhi, quella del ghiacciolo al the e dello steccalecca al limone con lo stecco di liquirizia che mi mangiavo per colazione, quella della prima decisione difficile della mia vita (maledetta sincerità a tutti i costi, maledetta bontà mi avete sempre provocato calci in bocca eh), quella delle telefonate interminabili con Susi dalla cabina della Sip, ed il bipbip che avvertiva spietatamente che i gettoni erano finiti ( eh già pare strano oggi eh senza cellulare e senza sms e senza chat!) Ma quanto era difficile sentirsi e raccontarsi cose private e segretissime tra amiche? Quanto coraggio ci voleva a chiamare a casa “sua”? Con il rischio che rispondesse la mamma o la sua schiera di temibili fratelli e sorelle? Ma che generazione coraggiosa eravamo?? Cosa ci vuole oggi a premere invio dopo aver scritto un sms? Quanta faccia tosta ci voleva a chiedere invece “C’è Tizio signora, sono Caia” quando Tizio era tipo che ti faceva provare quel dolore strano in mezzo al petto, quella pelle d’oca che non ti sai spiegare perchè sei piccola e scema, quando Tizio è la persona che in quel momento, e ne sei fermamente convinta, amerai per sempre e con il quale vuoi passare il resto della tua vita assolutamente!

L’estate dello stomaco pieno di farfalle di proporzioni giganti è stata quella del 94, farfalle gialle in turbine che facevano a capocciate per uscire e che invece a me piaceva tenere lì, l’estate del campeggio, quella della notte tra il 17 e il 18 Agosto, le stelle cadenti, l’erba fresca, Daniela incazzata ed io felice come può esserlo una ragazzina lontana anni luce dall’idea di internet, cellulari e robaccia varia. E che prende il suo migliore amico che ancora non lo sa che diventerà il suo ragazzo per un sacco di tempo, e parla con lui tutta la notte sotto un cielo di stelle. Un sacco di tende e di amici e di fuochi sotto quel cielo. E pensa a tutti quei ragazzi e ragazze che vivono quella stessa notte sotto lo stesso cielo. Ma spiacente. La mia notte è stata sicuramente migliore della vostra.

E Hallelujah sempre in testa, come colonna sonora, sempre e solo quella. La ascoltavo la mattina quando uscivo di casa e poi a pranzo e poi ogni volta che potevo. E l’avevo artigianalmente passata su cassetta così potevo sentirla nel walkman ed era sempre con me. Fa ridere oggi, pensare al registratore acceso, al silenzio perfetto della casa vuota e silenziosa, alla puntina che gira e alla cassetta che registra. Oggi che ho digitato il titolo su youtube e l’ho trovata e ritrovata, perfetta e ammaliante.

E come allora oggi, non riesco proprio a smettere di ascoltarla.

(La fissa mi è passata solo quando, poco dopo è arrivata Zombie. Ma quella ragazzi è un’altra storia).

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