Smetto quando voglio

Marissa1331

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Tutto intorno a te.

La pochezza di alcune persone la trovi sublimata nel loro spiccato egocentrismo, nell’assurda pretesa di pensare che tutto passi da loro, sia riconducibile alla loro persona e sia stato fatto, scritto, detto o pensato al solo scopo di arrecar loro noia, irritazione, rabbia, dolore.

Persone che passano il proprio tempo a invidiare una vita che vorrebbero avere, ad immaginare un sogno che vorrebbero rincorrere ad acciuffare scampoli di vite altrui che non gli appartengono, che non meritano, che dicono di non desiderare e che invece anelano, fino a morirne.

Persone convinte di avere la verità in tasca e la scienza infusa, talmente irrilevanti da non capire di non aver capito niente, talmente fragili ed insicure da avere la necessità di trovare proseliti, di diffondere il loro erroneo verbo, di cercare l’approvazione di altre persone anche se quello che ottengono, solitamente, è solo una piccola dose di commovente compassione.

Persone che celano la loro natura dispotica e arrogante dietro la maschera ipocrita e falsa della giovialità, della simpatia, della sbruffonaggine esibita ad ogni costo, capaci solo di parlare alle spalle, di non dare spiegazioni, di sussurrare a mezza bocca, di lanciare il sasso e poi di nascondere la mano, di occultare con maestria quel coltello che ancora gocciola sangue perché ti ha aperto un solco nella schiena.

Persone così inutili e irrilevanti e ignave, così codarde e disperate da non meritare nulla.

Nemmeno questo post che io, nella mia infinità misericordia ho deciso di dedicare loro.

La mia speranza in realtà è che capitino nel mio blog per caso e che, leggendo queste poche righe, decidano di battersi il pugno sul petto, di recitare un mea culpa e di farsi una vita, così che non debbano più attaccarsi come sanguisughe velenose alla mia.

Oppure, nel migliore dei casi, potrebbero capire di valere meno di zero e decidere di impiccarsi.

Per quello che importa(no).

T.

Vorrei tanto ricordarvi una cosa ma qui seimilioni di nomi non ci stanno.

 

Sapessi che felicità.

“ma tu ci hai fatto caso che la gente che non riesce a cancellarti dalla propria vita ti cancella da Facebook e crede di aver risolto”?

“e tu ci hai mai fatto caso che IO HO SEMPRE RAGIONE???”

(si)

(Chiacchiere Skype delle ore 19 tra un ragazzo e una ragazza mentre gli stessi ascoltano la seguente canzone del Sig. Peveri Giuseppe, meglio conosciuto come Dente)

 

I don’t know

Mi hai chiesto come si fa a smettere di essere innamorati.

Non potevo vederti mentre me lo stavi chiedendo, è un mondo fatto per lo più di parole il nostro, quel nero su bianco che fa tanto spietato ma onesto. Incancellabile ed inequivocabile.

Non potevo vederti ma ti immaginavo arricciare il naso, guardare in basso e poi soffiare via il fumo mentre guardi fuori con aria distratta, aspettando che io sfili via dal cilindro la risposta esatta alla fantomatica domanda da un milione di dollari.

Ho temporeggiato, non ho risposto, ho digitato due punti e una parentesi aperta che vuol dire “mi dispiace” o “sono triste” o “non posso farci niente”.

E mi spiace, sono triste e non posso davvero farci niente perché non so nemmeno se ci sia la risposta alla tua domanda e se esiste la risposta io non la conosco, non so dove sia quell’interruttore altrimenti l’avrei schiacciato prima per te e poi per me, non so dove trovare la ricetta per la pozione altrimenti l’avrei cucinata e bevuta d’un fiato, non so come ci si strappa il cuore dal petto altrimenti lo avrei fatto e poi l’avrei infilato in un tritacarne e avrei girato la manovella fino a che non fosse rimasto più niente se non un mucchietto rosso ed insignificante.

Io non lo so come si fa a smettere di essere innamorati.

Però se vuoi, ti dico quello che so.

So che non è vero che ti alzi un giorno e non ci pensi più.

So che non è vero che chiodo scaccia chiodo.

So che non è vero che chiusa la porta si apre un portone.

Io so che vado a dormire e mi sveglio con lo stesso pensiero che mi pulsa nella testa e poi me lo ritrovo a pulsare nella pancia e nei piedi quel pensiero lì, perché l’amore è infettivo, si espande, è come un virus, non se ne sta buono e circoscritto al posto suo ma vaga per il corpo e se glielo permettiamo, devasta tutto quello che incontra.

Io so che voglio tenermi in tasca il mio chiodino arrugginito e non voglio trovargli un rimpiazzo come fanno tutti. Io amo il mio chiodo vecchio e sporco e continuo a lasciarmi pungere.

Io so che non voglio tappeti rossi e grossi portoni spalancati. Mi basterebbe una stanzetta piccola e angusta, di quelle che devi arieggiare ogni 5 minuti ma che importa se entra aria gelida quando ci sono due braccia calde che ti stringono?

E allora, se ci penso bene la risposta forse la so ma non te la devo dire mica perché se ci pensi, come la so io la sai tu.

Quindi ti ho risposto, o forse ancora no.

Tu però siediti sullo sgabello, appoggia i gomiti sul ripiano e prenditi la faccia tra le mani, poi spalanca i tuoi occhioni e guarda oltre la finestra. E chiediti se davvero vuoi smettere di sentirti così.

E non serve che tu risponda a me.

Perché io lo so già.

T.

Vade Retro!

 

Vi aspetto questa sera alle ore 18:00 presso la

“Libreria Arion

Palazzo delle Esposizioni

Via Milano 15 – Roma”

per la presentazione del nuovo libro della cricca di Spinoza :)

Noi lo abbiamo scritto, Vauro lo ha disegnato e se lo comprerete entro Natale, sarete scomunicati da un autorità religiosa a vostra scelta.

Vi aspetto lì.

Ci riconoscerete perché siamo i più belli.

Tati

Past

Certe volte penso a quello che è stato.

A quello che è successo.

A quello che abbiamo lasciato accadere.

Così.

Inutilmente, senza una ragione.

Eppure lo abbiamo fatto.

Non vorrei ricordare.

Nè dovrei se è per questo.

Ma lo faccio.

I ricordi stanno lì, in agguato.

Al buio.

Nascosti.

Mi aspettano, mi lusingano, mi seducono.

Silenziosi mi guardano.

Mi convincono sussurrando.

Poi, quando mi rapiscono, esplodono come una piaga in suppurazione e mi si rovesciano addosso infettandomi del loro liquido denso e caldo, squisito e consolante veleno al quale è impossibile resistere.

Vorrei distruggerli con un martello, dilaniarli con una mannaia, sbriciolarli, sminuzzarli renderli inservibili ed innocui, ma sono fatti di materia infame ed evanescente loro, scappano, si dileguano, si nascondono bene e poi mi piombano addosso nei momenti più impensabili, quando rido, quando sono felice, quando sembra che finalmente siano alle spalle.

No.

Non è mai così.

Perché sono crudeli i ricordi.

Malvagi.

Li ritrovo sapientemente celati tra le pagine di un libro che ferisce  gli occhi, a volte contaminano le parole di una canzone che non voglio più ascoltare e se mi tappo le orecchie in cerca del silenzio, li sento continuare ad urlare nella mia testa.

Si conficcano lì. Una scheggia nel cervello, un dolore sordo e incessante che rode da dentro.

E che consuma tutto il resto.

I ricordi peggiori sono quelli bellissimi.

Perché mi rammentano quello che avrebbe dovuto essere, se.

Se.

Una parola che non vuol dire niente.

Come sempre.

Come mai.

Sono appiccicosi i ricordi. Vischiosi come sangue.

Li trovi ovunque, si trasmettono come un virus feroce, si agganciano alla tua gioia inquinandola per sempre. Macchiandola di rimpianto, lordandola di rimorso.

Rendendola inservibile.

E quando ti hanno incatenata alla loro becera illusione, non se ne vanno.

Più.

Tu, per esempio.

Mi ricordo di te, mi ricordo tutto.

Non avevi il diritto di trattarmi così. Non dovevi lasciarmi sola quel giorno. Non avresti dovuto abbandonarmi. Non dopo tutto quello che ci eravamo detti, scambiati, promessi.

Tu non sai perché lo hai fatto, anche se continui a raccontartela.

Non ne hai idea.

Il tempo passava lentamente sai? Lo calcolavo contando i miei sbagli. I miei fallimenti. Le mie sconfitte. I miei rimpiazzi. Ognuno di questi mi batteva dentro un colpo sordo.

Una lama nel cuore che lacera quando entra. E quando esce, strappa.

E adesso che ci sei, adesso che potrei, adesso che lo bramo, non riesco a dimenticare.

Non ce la faccio.

Ricordo.

Tutto.

T.

(Questo pezzo è dedicato ad una persona che ha la memoria come quella di un pesce rosso. E che farà una smorfia quando leggerà queste parole. Perché sa che sono vere)

The Long, Hot Summer

(Marina di Pescoluse, Salento)

Questa estate qui non la dimenticherò mai.

Più semplicemente non posso.

Nemmeno volendo.

Mi sono successe talmente tante cose che potrei scriverci un libro su. Un libro talmente lungo che renderebbe “Guerra e Pace” l’inserto di un quotidiano di terza categoria.

Magari lo farò. Ma in fondo, a chi interessa?

Molte delle cose che mi sono capitate sono state bellissime. Davvero. La maggior parte. Altre meno belle. Tante emozionanti. Parecchie divertenti.

Alcune non posso proprio raccontarvele. Mi dispiace.

Se lo facessi non ci credereste nemmeno. Pensereste che io stia scherzando.

E invece.

(Ringo BoysParco Sempione, Milano)

Ho riso, ho riso tanto, fino a farmi venire il mal di pancia. Fino a vomitare. Mi sono disintossicata da persone e situazioni poco gradite. E sono stata davvero bene. Sono scappata, spesso. Troppo.

Ho recuperato gente importante che mi ero persa per strada. Colpa loro, colpa mia. Non importa. Adesso ci sono ed in fondo conta questo anche se a volte mi scopro ancora arrabbiata.

Parecchio.

Ho buttato via persone inutili. Quindi dai, non le ho buttate, il termine esatto è “me ne sono liberata” .

Finalmente il mio cervello ed il mio cuore sono liberi.

Totalmente.

Hanno addirittura ripreso a comunicare  un po’, dopo mesi e mesi di indifferenza totale.

Ho aperto la finestra, ho lasciato uscire l’aria viziata dalla stanza, ho scollinato.

C’era il sole dall’altra parte della collina ed io l’ho preso tutto questo sole.

Mi ha scaldato la pelle. Mi ha sciolto il cuore liberandolo dalla brina che avevo lasciato si accumulasse.

Basta un solo raggio.

Dall’alba al tramonto.

(Torre San Giovanni, Salento)

Mi sono lasciata rincorrere. Un bel po’. Non sono corsa dietro a nessuno stavolta. Ho macinato chilometri. Ho pensato tantissimo. Mi dicono troppo. Mi sono fatta sanguinare il cuore. Quello sempre, per forza. Sono stata zitta. Mi sono morsa la lingua. Ne ho ingoiato un pezzo qualche volta. Ho visto cose ed ho fatto finta di niente. Ma sappiate che le ho notate. Le so.

Le so da prima di voi.

Patetici che non siete altro.

Ho visto decine e decine di volte il sole sorgere sul mare, con la musica che ancora mi risuonava nelle orecchie. Suono di taranta, ballo di San Vito, rumore di onde che si infrangono e sale sulle labbra.

Ho vissuto la notte più bella e folle e nonsotrovareunaggettivoadatto della mia vita.

E ho trovato la meraviglia nel mio stesso stupore.

Ho fatto cose cattive per ottenere reazioni spropositate e fanciullesche.

E le ho ottenute sempre.

Win.

Ho pianto un po’.

Quando ci vuole ci vuole.

Ma sono state lacrime positive perché le ho versate per me stessa. Ho pianto per me finalmente.

Non per te.

Nemmeno per te, non più.

Un pochetto ho pianto per te, ma erano soprattutto lacrime di gioia.

Quindi benvengano.

(Susi and I, Somewhere, Capri)

Ho visto posti bellissimi. Mari lucenti e cieli tersi che sembravano un po’ la stessa cosa. “Un azzurro che fa piangere” canta un gruppo che vorrei vedere debellato dalla faccia della terra.

Se sapessero quanto ho sofferto a causa loro vorrebbero il mio IBAN e ci verserebbero su parte dell’incasso dell’ultimo disco. Che ho ripreso ad ascoltare da poco perché in fondo è bellissimo ed io credo e voglio che la bellezza debba sempre vincere sulle cose brutte.

Anche sui quei ricordi che fanno così male che vorresti metterli in un sacco e buttare via.

Ma anche no, perché in fondo tutte le cose fatte sono importanti. Anche quelle orribili.

Al tempo mi sembravano bellissime. Scema io.

“Ogni cosa è illuminata” in fondo.

Dicono.

(Punta Prosciutto, Salento)

Ho conosciuto gente meravigliosa che non voglio mollare più.

Ho partecipato ad un sacco di matrimoni. Ho tirato riso, soffiato bolle di sapone, mangiato confetti, indossato vestiti eleganti e tacchi antigravità.

Ho anche preso il bouquet della sposa.

Ho ballato in riva al mare e ho ballato alla sagra del pesce salentina e ho ballato nella pubblica piazza di un paese di montagna sotto gli occhi sbigottiti degli autoctoni.

Ho ballato nel bosco, intorno al fuoco, fino a non poterne più.

Ho osservato le stelle cadere da una terrazza sul mare e tra le cime degli alberi. E mi sono addormentata su quella terrazza e in quel bosco.

Ho mangiato montagne di cibo e bevuto damigiane di vino. Non sto scherzando credo di aver fatto fuori un paio di pecore ed un maiale intero.

(Somewhere, Capri)

Mi sono lasciata spuntare una pianta di menta nello stomaco, così per avvantaggiarmi.

Già, perché ho fatto pace con il rum dopo anni di litigio furibondo.

Ed è stato molto bello perché come accade dopo le grosse liti ed i distacchi dolorosi, lui ed io non abbiamo ricominciato da capo. Oh no. Come tutti quelli che si sono molto amati, siamo ripartiti esattamente da dove ci eravamo lasciati ed adesso ci vogliamo più bene di prima.

Molto di più.

Fare pace con “lui” è stato il must di questa estate. C’è una mia amica già si frega le mani perché solitamente gli shottini invernali al bancone del Lorenz doveva farseli da sola. O insieme a me che poi però, diventavo molesta e iniziavo a picchiare. True Story, purtroppo.

(Piazzetta, Capri)

Ho sentito un sacco di musica meravigliosa dal vivo. Tanta davvero. Così tanta da non ricordarmi più neppure tutti i gruppi che ho visto.

Per fortuna la musica non è mai troppa.

Ho vissuto perennemente con la valigia in mano.

Ho preso treni, aerei, metro, autobus, funicolari, traghetti, battelli, aeroplanini a nove posti, tram, funivie, mongolfiere.

Mongolfiere!

Mi manca il dorso di mulo e suppongo di essere a posto per la vita.

“La ragazza con la valigia” mi chiama mia madre.

E adesso?

Beh, intanto devo smetterla di parlare al passato. Perché la mia estate non è ancora finita, anzi.

Tra qualche ora sarà in compagnia delle mie amiche del cuore. Si chiamano valigia e carta di imbarco.

E via verso un’altra avventura. L’ennesima.

(Faraglioni, Capri)

Parto oggi che è ancora estate. Tornerò che sarà autunno.

Ma ecco, nonostante i brutti pensieri, nonostante l’inevitabile nostalgia, nonostante i rimorsi, nonostante i rimpianti, nel mio cuore da 5 mesi, è sempre primavera.

Anche se a volte piove.

(questa era solo l’introduzione. Un pilot diciamo.

Ci vediamo questo autunno con le prossime, appassionanti puntate. Perché questa estate è stata davvero lunga)

<3

(Socia e Socetta, Punta Prosciutto, Salento)

Hai presente i Cure?

Volevo mettere una canzone dei Cure ma non posso.

Fortuna che me l’hanno detto che non posso.

Grazie per avermi avvertita.

Per la cronaca avrei messo “Friday i’m in love” che è una signora canzone.

Ma non posso.

Io lo so chi sono i Cure eh.

Non vi sbagliate con i Blur che sono quelli che vinsero la guerra del britpop con gli Oasis e non sbagliatevi nemmeno con quelli di Sweet Bitter Symphony che sono i Verve.

I Cure spaccano ma non posso postare una loro canzone oggi che poi succedono le tragedie. Non per modo di dire. Tragedie vere.

Tragedie del tipo di quelle provocate dalla farfalla che scatena l’ uragano dall’altra parte del mondo con il solo battito delle ali.

Io sono la farfalla del tuo Butterfy Effect, fattene una ragione.

Niente Cure dunque. Attaccatevi.

Beccatevi i Placebo.

“E tu, dimenticami quando sarai quello che hai sempre sognato. Non azzardarti a ricordarti di me quel giorno)

Ps: questo post è dedicato ad una mia amica che capirà quando lo leggerà e riderà molto. E mi farà sbattere le ali.

Letters

Facebook è un social network infame perché una poveraccia romantica come me non può assolutamente mandare un pm per caso e ritrovarsi scaraventati addosso con inaudita violenza, incantevoli messaggi di posta vecchi di anni e anni che non fanno altro che ricordarle la sua stupidità/bipolarismo/follia/maquantocazzoeravamobelli?

Ecco, ora ho la tristezza e non mi passerà più.

Però insomma, belli lo siamo ancora e come diceva un tizio sotto la pioggia “i tempi andati sono stati bei tempi, l’importante è averli vissuti”.

E un richiamino non fa mai male, aggiungo io.

(in onore dell’epoca ascoltatevi questa che fa sempre sussultare il cuore)

(c’erano altre cose scritte originariamente in questo post. Cose cattive dirette a persone cattive di più. Persone che hanno preso il mio cuore e ci hanno giocato a calcetto sul sintetico. Ma uno dei messaggi di cui sopra, scritto da una persona che invece, al contrario, ha sempre raccolto i miei pezzi (con brevi pause) diceva “ti adoro perché sei una persona meravigliosa che sa sempre come comportarsi”.

Facciamo che sia così nonostante tutto quello che è successo nel mezzo.

T

We

Passiamo tutta la settimana ad aspettare questo momento.

Poi finalmente, arriva.

E Virgin passa sempre questa canzone.

Buon più bel giorno della settimana a tutti.

<3

(anche se oggi il buon Dio mi ha fatto scontare pesantemente i momenti di spasso eh. Due su due. Ma dai, ne è valsa la pena)

 

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