Smetto quando voglio

Marissa1331

Archivio per la categoria “Riflessioni esistenziali”

Miss you.

Mi manchi.

Sono due parole semplici semplici che compongono una delle frasi esistenti più difficili da pronunciare.

Mi manchi vuol dire tante cose: non posso stare senza te, ti prego torna, perché sei andato via? La mancanza è qualcosa che parte da dentro, che crea un vuoto, una bolla d’aria che si gonfia sempre più e che da niente può essere riempita, se non dall’oggetto della mancanza.

La mancanza spesso è una condizione reversibile ma la condicio sine qua non per la sua reversibilità è avere una buona dose di coraggio, seppellire l’orgoglio bloccante che spesso si confonde con la codardia e pronunciare le parole suddette.

Il che ci porta ad altre parole, ad un’altra frase, bellissima stavolta ma difficile altrettanto.

Mi sei mancato.

Frase che travalica il coraggio, parole da temerari queste.

Perché “mi sei mancato” presuppone che la mancanza sia stata superata, che la bolla d’aria si sia sgonfiata, che l’aberrante vuoto sia stato riempito. Finalmente.

“Mi sei mancato” è una frase imbevuta di umiltà composta da parole forse superflue ma stillanti gioia.

E’ il riempimento del vuoto assordante, il balsamo che placa il bruciore. E’ il braccio che ricresce.

Perché la mancanza, quella vera, quella che riguarda una persona senza la quale davvero non puoi stare è una sensazione penosa e alienante, dolorosa anche fisicamente. E’ un ronzio nelle orecchie, è la nausea insuperabile, è  il tuo braccio destro che ieri c’era e che oggi non c’è più.

Puoi vivere senza il tuo braccio destro, sì, ma come?

Se una persona vi manca così, se vi sentite come se vi avessero strappato un arto, se volete che il braccio torni al suo posto armatevi di coraggio e di una penna, reale o virtuale che sia.

Siate coraggiosi prima per poter essere temerari poi.

Dite “mi manchi” per poter dire “mi sei mancato”.

(Mi sei mancato, non potevo stare senza di te, grazie per essere tornato, non andare via mai più).

T.

(Cercando nell’archivio del blog si trovano di queste cose. A rileggerle fanno sorridere sempre).

Capodanno

Oggi, 3 settembre, è il primo dell’anno.

Non ieri che era domenica e tantomeno l’altro ieri.

Non è mai autunno, il sabato.

Oggi invece si iniziano le diete, si scrivono gli appuntamenti sull’agenda, ci si iscrive in palestra, si ricomincia la crema anticellulite, si medita di cavarsi fuori da quella storia inutile, si ha la voglia di innamorarsi di nuovo, si decide di smettere di fumare e di mangiare sano, di bere di meno e di andare in gita la domenica mattina, ci si ripromette di guadagnare un mucchio di soldi, di andare a letto presto la sera, di smetterla di sprecare troppo tempo su internet, di mettere tutta la casa in ordine, di truccarsi e vestirsi bene ogni mattina per andare a lavorare.

Si ricomincia.

I buoni propositi si fanno oggi: ascolterò più musica, leggerò più libri, pubblicherò il mio manoscritto, chiarirò con le persone con le quali sento che devo chiarire qualcosa, chiuderò definitivamente con quelle che non contano più nulla.

Chiederò scusa e mi lascerò scusare.

Chiamerò quell’amica che mi manca tanto.

Cancellerò tutte quelle mail.

Manderò quel messaggio e mi farò passare la voglia di inviare quell’altro.

Ti dirò ti amo.

Questo si fa oggi.

Mentre la pioggia spazza l’afa di un’estate troppo lunga e ormai stantia, noi stiamo qui,  a fare la conta dei sogni e a rottamare quelli che non ci servono più.

Che poi magari, domani, ci sarà di nuovo il sole.

T.

(sìsì lo so :) Grazie delle mail, sono viva e vegeta)

“The things I do for love” (cit)

Chissà cosa si prova.

Chissà.

Non deve essere facile ingoiare rospi così grandi e velenosi, vero?

Dimenticare le brutte parole ascoltate, i torti subiti, le mancanze di rispetto, il palese, continuo, umiliante menefreghismo. Deve essere difficile scordare la lacerante amarezza provata, le cattiverie continue, le lacrime amare ricacciate indietro a forza, le attese interminabili.

Per aspettare chi, poi?

Un’idea che esiste solo nella tua testa, un sorriso di convenienza, una carezza rubata che brucia sulla pelle, più cattiva di uno schiaffo, occhi grandi che non brillano per te, mai, occhi dolci solo in apparenza che nemmeno una volta ti hanno guardata con amore, un bacio che sa di veleno, un tempo rubato sottratto all’onestà, una passione malata che ti scava soltanto un buco dentro e ti risucchia in una voragine di menzogne, di segreti malcelati, di bugie crudeli.

Quanto fa male l’indifferenza? Quella cattiva, quella autentica. Fatta, non di mancate parole e di atteggiamenti sdegnosi, ma di esibizione continua, di tacche su una stecca, interminabile e vergognosa quanto vuoi, ma reale.

Come fai a perdonarla?

Deve essere terribile adesso, soprattutto. Fare finta di niente, fingere spudoratamente che tutto vada assolutamente bene, autoconvincersi che le persone non cambino e che, in fondo, se ci piacciono da anni un motivo ci sarà, stamparsi sulla faccia un sorriso che sempre più somiglia ad un ghigno, sopportare gli sguardi di compassione o di derisione di coloro che sanno e nonostante tutto non riuscire a smetterla, non riappropriarsi della propria dignità e della propria integrità, andare avanti così, verso la distruzione perché tanto è sempre stato così e lo sarà sempre.  Per sempre.

Solo che il baratro non è mai stato così vicino. Mai.

Ed io lo che lo sai, in fondo. Lo so perché, non dicendomelo, me lo hai detto tu.

Ma dimmi.

Quanto costa sanguinare dentro? Rinnegare quello in cui si crede? Buttare alle spalle il proprio orgoglio? Calpestare la propria credibilità? Mentire malamente e continuare  a dire bugie sapendo di farlo? Gettare fango gratuitamente addosso a persone che non se lo meritano e lo sai?

Quanto ti pesa farlo? Quanto ti fa male?

Probabilmente nulla. Anche se io credo che male te ne faccia, e tanto.

E comunque, non importa.

Io ti perdono.

Perché tu, tutto quello che fai, lo fai per amore.

E, “cosa non si fa per amore” (cit)

T.

Dedicato in particolare ad una persona che non ha colpe, se non quella di essere innamorata da sempre di una persona sbagliata, anche se leggendo queste righe, spererà profondamente che io non stia parlando di lei. Mi spiace cara. Parlo ESATTAMENTE di te e ti perdono.

Dedicata in generale a tutti coloro che amano la persona sbagliata senza riuscire a smettere. Non vergognatevi, non c’è vergogna nell’amare una carogna. Anche perché poi, passa.

Pretty Little Liars.

“Non dirlo a nessuno, mi raccomando!”

“Guarda che lo sai solo tu, quindi se si viene a risapere ti uccido”

“Non dire mai che te l’ho detto, perché se lo verrà a scoprire mi ucciderà ed io morirò”

Quante volte ho sentito queste parole. Quante volte mi sono state dette. Tante, tantissime, forse troppe. Ed io, per amicizia, per amore, per rispetto, per stupidità o semplicemente per pararmi le chiappe, sono sempre rimasta in silenzio, anche quando avrei avuto mille motivi per parlare, per sputtanare, per ferire.

Non tutti i segreti sono uguali però. Ne esistono di varie tipologie ed ognuna di loro fa caso a sé.

Io che ne so talmente tanti da non volerne più sapere, potrei fare un inventario.

Tipo, esistono quei segreti inconfessabili che non puoi che condividere solo e soltanto con le persone che erano con te, mentre quello che si sarebbe tramutato nel segreto inconfessabile, stava avvenendo. Sono segreti divertenti, gioiosi, che fanno un po’ arrossire e che sfumano quasi nel sogno a volte perché, in fondo, non ne parli mai, non ne parleresti mai e poi mai a nessuno, anche se poi, basta un aneddoto, un gesto, uno status dei tuoi compagni di merende, per iniziare a ridere di nuovo e a scuotere inconsapevolmente la testa, non per dirsi “oh no, che cosa ho fatto” ma per convincersi di non aver sognato, appunto.

Esistono poi i segreti di pulcinella. Quelli che conoscono TUTTI, tranne i diretti interessati. Che magari, pensano anche di essere i fenomeni del caso e di essere riusciti, grazie al loro intelletto sopraffino, a scampare alla allegra gogna nazional popolare. Al chiacchiericcio. Al pubblico ludibrio.Che ingenui! Questi sono i segreti che fanno ridere tutti gli altri, quelli che vengono sussurrati alle spalle dei poveri inconsapevoli e che passano rapidamente di bocca in bocca, spesso coadiuvati dal moijto in più del sabato sera. Sembrano i segreti più innocui ed invece sono i più crudeli in assoluto perché dietro ad un segreto conosciuto da tutti, si cela una persona che, ahi ahi ahi, ha chiacchierato. Ma si vede che ve lo siete meritati.

Ci sono poi i segreti pesanti. Quelli che non vuoi sapere e che invece ti raccontano lo stesso. Sono quei segreti insanguinati che lacerano le certezze, che distruggono amicizie che a volte non sono immediatamente creduti, perché prima devono essere metabolizzati, spesso con grande fatica e con estremo dolore. Sono formati dalle grevi parole che non vuoi ascoltare, suscitano immagini che non potevi immaginare anche se in fondo, ripensandoci, sono il tassello che spiega quello che non capivi, la chiave di volta dei tuoi sospetti, che infine crolla, portando con sé il castello della fiducia, maniero di quello che ti avevano fatto credere e che invece, non era.

Esistono, infine, i segreti che vuoi rivelare. Perché nel tuo profondo, sai che tutti dovrebbero conoscerli. Che tutti meriterebbero di sapere. Sono quei segreti saltellanti che insistentemente battono sulla punta della tua lingua,  che continuamente solleticano le tue labbra e che sono sempre lì per lì per uscire. Sono i segreti più pericolosi, quelli che troppo spesso non vengono fuori solo perché le conseguenze sarebbero disastrose per un bel po’ di gente, e perché, in fondo, noi che li conosciamo e che potremmo raccontarli a tutti, non abbiamo nessun interesse a distruggere una persona gratuitamente. Ma potremmo farlo, in qualsiasi momento e se non lo facciamo è solo perché siamo delle brave persone. Un consiglio però: non sfidateci perché la bontà non è eterna.

E nemmeno la pazienza.

T.

Ps: Insomma, ognuno ha i propri segreti. Anche io ne ho ma sono ben custoditi. Perché sono conosciuti solo da persone di cui mi fido come la mia vita. Persone che chiamerei se dovessi nascondere un cadavere.  E che non mi hanno mai, mai delusa. Nemmeno una volta. Quanto a voi, sappiate che per ora, ho deciso di continuare a conservare anche i vostri, di segreti.  Anche se, francamente, non so come facciate a dormire la notte, viste le cose che so di voi.

(Grazie a C.M. che mi ha ispirato questo pezzo. Lo dedico a lei perché sa un sacco di segreti e non li racconta. Ancora).

T.

Quanto basta

Scusami se ti ho spezzato il cuore.

Non l’ho fatto apposta. Non volevo. Nemmeno me ne sono resa conto ero troppo distratta dall’assordante rumore che faceva il mio.

Ogni battito mi stordiva, ogni rintocco mi allontanava, ogni palpito mi toglieva il respiro e non mi sono più ricordata di te.

Ero troppo indaffarata ad annegare in quella felicità costruita ad arte, troppo presa da tutta quelle cose che sembravano perfette in quel tempo confuso, troppo egoista per pensare ad altri che a me.

Ci penso solo ora a te.

Alla nebbia penso e a quella sabbia rossa e ruvida. Penso a quel belvedere gelido e a quei paesaggi mozzafiato. Penso a me che canto per restare sveglia e a quella notte infinita e al molo dei sogni e alle assi di legno che scricchiolano sotto i nostri piedi. E alle foto perdute. Non avrei voluto urlare tanto.

E penso che ci pensi anche tu.

Scusami se ti ho spezzato il cuore.

Anche se “spezzato” non è il termine più adatto, sai?

Forse te l’ho strappato via quando eri ancora vivo e poi l’ho fatto a cubetti ed infine l’ho infilato nel tritacarne e dopo ho mangiato tutto, per nascondere a tutti quello che stavo facendo.

Perché lo facevo senza accorgermene, senza pensare, senza riflettere.

Scusami se ti ho spezzato il cuore.

Fa male.

Ora lo so.

(finalmente posso pubblicarlo su Blog. Evviva! Grazie a chi ha deciso di pubblicarlo davvero!)

Simply The Best

Il Fenomeno è una specie umana che non vorresti mai incontrare nella vita salvo ben presto accorgerti che non puoi.

Perché il Fenomeno è ovunque.

Il Fenomeno è ben distribuito sul tutto il territorio mondiale ed è fastidiosamente democratico: puoi trovarne graziosi esemplari ad ogni latitudine e longitudine, in qualsiasi agglomerato umano, grande o piccolo che sia ed in tutte le classi sociali. Il Fenomeno può essere maschio o femmina, bello o brutto, ricco o povero, bianco o nero, religioso o ateo, laureato o analfabeta.

Esiste infatti una sola categoria di persone nella quale non si è mai trovata traccia di “fenomeno” ed è quella poco numerosa, ostracizzata, sbeffeggiata e  ridicolizzata delle persone dotate di spiccata intelligenza.

In qualsiasi altro luogo il Fenomeno c’è ed è fermamente convinto di essere migliore di te.

E di chiunque altro.

Ovviamente.

Fenomeni non si diventa. Fenomeni si nasce.

Il Fenomeno tenta di mimetizzarsi ma non può riuscirci: le sue caratteristiche, ben specifiche e perfettamente delineate lo rendono, per fortuna, facilmente riconoscibile.

Il Fenomeno è innanzitutto un latin lover: a suo dire ha avuto un milione di avventure con fighe pazzesche disseminate su tutto il globo terracqueo che non potendo dimenticare la sua prestanza e la sua imbattibilità sotto le lenzuola continuano a tormentarlo assiduamente appostandosi sotto la sua abitazione, costringendolo a lunghe e pietose telefonate innaffiate dalle lacrime e pedinandolo abilmente.

(in realtà è una persona parecchio ordinaria, sta perdendo i capelli o acquistando la panza  o se donna si sta piano piano ritrovando tette e culo al piano terra. E lo sa.  A letto è assolutamente egoista, poco dotato – in ogni senso – , privo di fantasia e di iniziativa. Un po’ il Furio della questione insomma, o la povera Magda prima di incontrare il tizio baffuto. Ha avventure prive di significato da anni sempre con le stesse persone prive di significato perché guardarsi intorno è troppo faticoso o comunque del tutto inutile. Con queste persone cuscinetto tenta di riempire la sua vita che, per restare in tema è priva di significato. Perché queste persone sono come Lui. Incapaci pure di scaldarti il letto).

Il Fenomeno non si è mai innamorato. Lui non è fatto per queste cose. E’ uno spirito libero che non può piegarsi alla routine di coppia nè ai capricci del partner. Guarderà sempre e comunque i suoi amici accoppiati con uno sguardo misto di disprezzo e compassione. Perché per il Fenomeno essere single è uno stile di vita.

(in realtà si è innamorato e follemente e ha preso una sportellata – o più – per la quale ancora oggi sta sputando sangue e denti. E gli sguardi che vi manda, signori, sono di invidia. Perché sa bene che lui non potrà mai in tutta la sua vita, portare avanti una relazione, essendo privo della quota base di coraggio quella necessaria che ci vuole per buttarsi).

Il Fenomeno ha letto tutti i libri presenti nella Biblioteca di Babilonia ed in quella dei Libri Perduti, in quel di Barcellona. Ha anche ascoltato tutti i dischi pubblicati – compresi i b side introvabili – ha visto tutti i concerti, i film, gli spettacoli teatrali e le manifestazioni sportive del mondo. Lui c’era quando sparavano a John Lennon, esultava mentre Zoff alzava la coppa del Mondo e l’anno in cui Pantani ha vinto Tour e Giro è riuscito anche a fregargli la borraccia.

(in realtà benedice giorno e notte l’invenzione di Google e Wikipedia senza i quali sarebbe perduto. Il Fenomeno posta le canzoni indie su Fb digitando il nome del gruppo scoperto tramite Shazam su Youtube e postando il primo risultato.  E per fare il check in a Fiumicino ha bisogno dell’accompagno)

Il Fenomeno sa tutto. E’ esperto di ogni cosa. Non esiste argomento sulla faccia della terra che il Fenomeno non sia in grado di affrontare e problema che non sia in grado di risolvere. Il Fenomeno capisce tutto. Lui scinde l’atomo e colloquia amabilmente di poesia e di massimi sistemi passando per l’entusiasmante racconto di Ozzy Osbourne che stacca di netto la testa ad un pipistrello e di quella volta che Dente gli ha offerto da bere perché agli esordi in quella cantina al concerto erano in tre.

(in realtà il Fenomeno è stupido. E come tutti i saggi sanno, l’ignoranza è temporanea mentre la stupidità é per sempre. Non importa quanto sia enciclopedica la sua cultura e profonda la sua preparazione. Il suo cervello gira ad una velocità più bassa rispetto a quella delle persone intelligenti.Il Fenomeno risponde sempre “Eh?”.  Il Fenomeno non ci arriva anche se fa finta di sì. Ma non riesce ad ingannare nessuno, tranne quelli come lui.

Il Fenomeno ha sempre ragione. E’ infallibile. Quello che esce dalla sua bocca è oro colato, quello che pensa è sempre giusto, le sue convinzioni sono sempre esatte. Se il Padreterno scendesse sulla Terra e dicesse al Fenomeno “stai sbagliando” il Fenomeno gli risponderebbe spocchioso “scansati capellone”.

(in realtà il Fenomeno è una persona insicura, codarda, estremamente ignava, incapace di schierarsi, di dire la propria, di esprimere un’opinione forte, discordante dalla massa. Il Fenomeno parla seguendo ciecamente i suoi guru – ovviamente persone più sfigate di lui, se possibile – ripetendo a pappagallo discorsi preconfezionati, mettendosi in bocca parole auliche di cui a malapena conosce il significato. Il Fenomeno sta sempre dalla parte più conveniente ed è fortemente invidioso delle persone coraggiose. Perché lui vorrebbe. Ma non può. 

Il Fenomeno è un lord inglese. William gli fa un baffo. Lui non sbaglia mai. E’ sempre perfetto, in ogni occasione. Non è mai fuori posto. Non esagera mai. Il Fenomeno non parla con la bocca piena, non mastica a bocca aperta, non sbatte il bicchiere sul tavolo, parla a bassa voce. Il Fenomeno è morigerato, impeccabile, irreprensibile.

(in realtà il Fenomeno è un cafone. Non si sa vestire, non si sa comportare, si toglie il cibo tra i denti con il dito, strilla come un’aquila, dice un sacco di parolacce, diventa molesto quando beve e soprattutto si fa vedere in giro con certe tipe che nei modi, nell’atteggiamento e nel modo di esprimersi, ricordano pericolosamente  le graziose signorine che popolano le tangenziali e le strade secondarie di tutta Italia. Con tutto il rispetto. Per le graziose signorine. 

Il Fenomeno è un radical chic. Il Fenomeno non va a votare e ci tiene a farlo sapere a tutti. Il Fenomeno disprezza l’intera classe politica e la sua frase preferita è “tanto sono tutti uguali”. Il Fenomeno parla male di Travaglio e Santoro perché sono faziosi, di Saviano perché in fondo è interessato alla politica e perché ha fatto i soldi scrivendo un libro che è diventato un best seller, di Benigni perché è comunista, di Berlusconi perché va a mignotte, di Fini perché è stato fascista e di Casini perché è cattolico. Parla male anche del Papa e di Grillo perché va tanto di moda.

(in realtà il Fenomeno non capisce nulla di politica perché ragionare troppo costa fatica e schierarsi da una parte potrebbe nuocergli gravemente alla salute, alla carriera, alla reputazione. Il Fenomeno è stato visto correre dietro ad un vessillo grigio, tormentato dalle vespe in quel dell’Antinferno. Il Fenomeno non guarda in faccia nessuno e scivola dritto verso il suo pietoso obiettivo calpestando amici, parenti e affini. Il Fenomeno invidia fortemente chi è migliore di lui. Cioè il resto del mondo)

Ora che conoscete tutte le caratteristiche del Fenomeno, non vi sarà difficile individuarlo e   dedicarvi allo sport preferito di quelli che Fenomeni non sono: prenderlo in giro e continuare ad ingrassare il suo ego a fini di LOL.

Se durante la lettura, soffermandovi su alcuni dei punti trattati vi siete riconosciuti seppure in parte nella descrizione da me fornita  e vi state facendo un esame di coscienza in merito, potete stare tranquilli. Il Fenomeno una coscienza non ce l’ha, quindi siete salvi.

Se invece, dopo aver letto, state pensando “ma con chi ce l’ha questa?” iniziatevi a porre qualche domanda.

Se, infine, siete arrabbiati a morte con me perché avete capito che sì, questo post è rivolto direttamente a voi nemmeno troppo velatamente, beh, congratulazioni.

I migliori siete voi.

T.

Ps: la società maschilista mi impone di parlare di Fenomeno ma ovviamente tutto il discorso può e deve essere riferito anche alla Fenomena. Che c’è, esiste e lotta insieme a noi.

Ps2: questo post è dedicato a Marilù e Carletta. Che odiano i Fenomeni tanto quanto me.

<3

T.

Love is …

il sorriso stropicciato del mattino

il bacetto mezzo addormentato

due cuori senza nemmeno la capanna

il groviglio di farfalle nello stomaco e nessuna voglia di bere l’insetticida

seguirsi con lo sguardo fino a incriccarsi il collo

trovarsi nella folla (dopo essere diventati strabici)

dimenticarsi di mangiare (allora è grave!)

nottate di stelle e risate e la luna. La luna!

camminare senza meta scambiandosi una bottiglia

due occhi grandi che ti guardano

un mucchio di parole apparentemente senza senso

una canzone e solo quella che continua a suonare

uno sguardo alla finestra

l’ago nel pagliaio

il binario del treno

le lacrime ingoiate e subito dimenticate

l’inutilità delle bugie

dirsi un addio che non sarà mai

la consapevolezza di quello che si vuole. Quello e basta!

la pazzia di fare certe cose

la temerarietà necessaria a dire “ti amo”

prendere una sportellata in faccia e restare senza denti

ma continuare a sorridere

lasciarsi quando è ora. O quando non è

il coraggio di fare un passo indietro

la paura di andare avanti ma andare avanti lo stesso

ingoiare l’orgoglio e prenderlo a calci

andare a vedere cosa si nasconde dietro la curva

trovare il tornante e continuare a guidare

avere l’asma dalla gioia e respirare nel sacchetto

tu

Questo è.

Nient’altro.

(dedicato a quelli che dicono che non si deve scrivere per gli altri solo perché, probabilmente, non hanno mai trovato nessuno per cui valesse la pena scrivere davvero)

Ps: Auguri a tutti gli innamorati

A good friend is worth his weight in gold

«Che viviamo a fare, se non per renderci la vita meno complicata a vicenda?»

(G. Eliot)

Sono tanti, sono pochi, sono troppi, non sono mai abbastanza.

Quelli veri si contano sulle dita di una mano, molti fanno solo finta, alcuni sono fugaci meteore, altri passano e non lasciano traccia alcuna, certi si trovano un posticino comodo e restano lì per sempre. Alcuni sono strani,  altri sono impiccioni, qualcuno è impertinente, quello è duro come pietra preistorica, l’altro trasparente come acqua di montagna, l’altro ancora sincero e diretto come uno schiaffo a mano aperta.

C’è quello che ti dice tutto e quello a cui non puoi fare a meno di dire tutto tu, e poi c’è l’altro  che capisce tutto senza che tu dica niente e l’altro ancora che deve interpretare il tuo silenzio o il tuo fiume di parole.

C’è quello che ti fa rimanere male, quello che senti 13 volte al giorno, quello che non si fa sentire mai ma non importa, quello che sente il tuo SOS muto  telepaticamente anche se vi separano “milioni di migliaia di km” e ti manda un sms salvifico nel momento esatto in cui ne hai bisogno.

Ci sono quelli a cui basta un solo sguardo e quelli a cui devi spiegare tutto, quelli che odiano e amano a comando, per osmosi, senza chiederti neppure perché e stanno da una ed una sola parte che è sempre la stessa e cioè la tua, anche se  poi, in privato, non mancano di farti notare anche la tua più minuscola manchevolezza.

Ci sono quelli che ti tengono tutta la notte su whatsapp e quelli a cui devi scavare la vita con le pinze  e ci sono quegli altri che non possono sentirti piangere e che ti tengono sveglia a cantare su skype fino alle sei del mattino e che non se ne vanno fino a che non vedono spuntare un sorriso autentico.

Se chiudo gli occhi vedo le loro facce una ad una.

Alcune sono le stesse da una vita e stanno lì, immobili, granitiche come pietre miliari, specchio della tua vita, riflesso dei tuoi dolori, spalle incrollabili su cui hai poggiato la testa per centinaia di volte e per altre cento ce la poggerai, lingue instancabili taglienti e acuminate le poche di cui ti interessa sentire l’opinione.

Altre facce sono opache, offuscate, sporche della cenere del tempo e sanno di gelato e di sigarette rubate, di vodka scadente comprata al discount e di estati infinite, di salate a scuola e di giri in motorino, profumano di inchiostro e scolorina, ricordano cabine telefoniche e gettoni che non bastano mai, hanno il sapore di confessioni inconfessabili e di erba, di feste del sabato sera e di genitori che tornano a prenderci, di lacrime tanto salate quanto disperate e di amori tanto intensi che durano giusto il tempo di soffrirci su.

Altre facce sono nuove e immacolate, ancora da scoprire, arrivate forse dopo ma non per questo meno importanti, trovate per caso o scoperte per dispetto, dipinte di fiducia data con le molle e tinte del sangue della delusione e farcite di apertura totale e di cose non dette perché capite già prima. Facce che sanno di rabbia inghiottita, repressa, covata e di taciti accordi perché si deve per forza fare così, per non soccombere, per non morire o semplicemente per continuare a sopravvivere.

Altre ancora invece, sono le facce più incredibili, quelle  silenziose ed eterne, incrollabili e inaspettate, lontane ma vicinissime. Non hanno corpo ma sono ricche di sostanza, sono prive di quelle parole pronunciate che si perdono nel vento ma che imprimono il foglio, silenziose ma rotte da questo tic tac che amo così tanto e che senza il quale non riesco, non posso vivere. Sono scevre di vergogna, prive di passato e di pregiudizio, pitturate con i colori vivi dell’onestà totale, della sincerità cruda, della verità sanguinolenta e del segreto più denso, quello che non si dice, quello che rimane sprofondato nelle viscere. Sono quelle che danno le risposte che non vuoi sentire, quelle che sono assolutamente vere e non potrebbe essere altrimenti perché “se viene meno l’onestà, cosa ci resta”?

Sono le loro facce, le vostre facce, le facce delle persone che amo, quelle dei miei amici.

Di quelli che mi hanno accompagnata da sempre e di quelli che sono arrivati dopo, quelli che non mi hanno mentito mai e quelli che lo hanno fatto per me, di quelli che non mi hanno detto mai quello che volevo sentirmi dire e che mi hanno fatta piangere con le loro parole appuntite.

Quelli che appartengono alla categoria più importante, quelli a cui queste righe sono dedicate e loro sanno di chi sto parlando, oh se lo sanno.

Sono loro.

Il gruppo di quelli che, nonostante tutto, resta.

T.

Sapessi che felicità.

“ma tu ci hai fatto caso che la gente che non riesce a cancellarti dalla propria vita ti cancella da Facebook e crede di aver risolto”?

“e tu ci hai mai fatto caso che IO HO SEMPRE RAGIONE???”

(si)

(Chiacchiere Skype delle ore 19 tra un ragazzo e una ragazza mentre gli stessi ascoltano la seguente canzone del Sig. Peveri Giuseppe, meglio conosciuto come Dente)

 

Win

Non esiste un bel modo per dirlo.

Quindi non lo dirò.

Non è semplice.

Ci vuole del coraggio che ho, ovvio, ma che preferisco tenere al sicuro per altre occasioni.

Tanto ce ne saranno.

Non sfidarmi.

Sono stanca.

Ti farei vincere ma il prezzo della tua vittoria sarebbe il mio disprezzo.

E siamo già al livello di guardia.

 

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