Smetto quando voglio

Marissa1331

Archivio per la categoria “Cose che possono succedere solo in Italia”

Blood Story

Quando sono entrata nel cinema ero nervosa.

Sapevo tutto eh. Mi ero informata. Pensavo di essere pronta. Come pensavo di essere preparata dieci anni fa.

Ho sbagliato domenica come sbagliai allora.

Ho sbagliato tutto.

A Genova faceva caldo quel giorno ma noi non ci badavamo perché venivamo da una Bologna arroventata e volevamo solo mischiarci alla folla colorata che avevamo visto il giorno prima in tv, mangiare un panino e andare in via del Campo.

La brezza che veniva dal mare era dolce, come una carezza.

Le bandiere arcobaleno, un fiume di persone in festa, i cori, lo zainetto Invicta sulle spalle, il mare, i gabbiani, un azzurro abbacinante.

E poi gente vestita di nero con la faccia coperta e le pietre in mano, macchine in fiamme, vetrine sfasciate, urla, fumo denso che fa piangere, singhiozzi, ossa spezzate, gente che fugge. Il corteo si disperde, io prendo la mano di M. e inizio a correre, non so dove ma corro e corriamo via veloci, ci perdiamo nel dedalo di viuzze, Genova città di pirati sembra fatta apposta, non sappiamo dove siamo, abbiamo smarrito tutti gli altri, ci viene da piangere.

Abbiamo ancora i panini con la frittata dentro l’Invicta e i fiori dipinti in faccia sono ancora lì seppur un po’ sbiaditi dalle lacrime e dal sudore. Abbiamo la gioia strozzata in gola e gli occhi grandi e rossi e terrorizzati e non capiamo perché.

Perché c’è gente con la testa spaccata sdraiata per terra, perché alcuni sputano via sangue e denti, perché la polizia ha caricato il nostro corteo.

Noi siamo venuti da Bologna con l’autobus e con il pranzo al sacco. Abbiamo le chitarre e le Converse e gli zainetti sulle spalle. Siamo studenti, pensionati, sindacalisti, mamme, papà.

Siamo brava gente, gente normale che ha visto cose che non voleva vedere.

Che non doveva vedere.

Gente che era venuta a manifestare  e che prima di tornare a casa si è trovata necessariamente in una piazzetta secondaria a deporre un fiore rosso su un mucchio di sabbia messo lì per coprire il sangue della vergogna.

Questa è la Genova che avete visto tutti alla tv.

Questa è la Genova che ho visto io.

Al cinema, dopo 10 anni ho finalmente visto l’altra Genova. Quella più segreta e vergognosa. Quella che si è tentato di occultare e prescrivere in ogni modo.

Alla scuola Diaz dormivano 93 persone in quella notte d’estate.  Gli agenti che hanno fatto irruzione erano 300.

La verità la conoscono solo quelle 393 persone.

Quelle che hanno colpito e quelle che sono state colpite. Quelle che hanno deriso, umiliato e infierito e quelle che sono state irrise, umiliate e selvaggiamente picchiate. Quello che è successo alla scuola Diaz di Genova in quella notte pazzesca è ben più della sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale. E’un abominio. Una carneficina di massa di inaudita violenza e priva di qualsiasi logica, motivazione, giustificazione.

Questa follia collettiva, questa sorta di rappresaglia sanguinosa e simbolica, questo bagno gratuito di sangue è mostrato al grande pubblico in maniera analitica e con la giusta dovizia di particolari da un regista che riesce a documentare senza mai esagerare e a mostrare la nuda realtà, quella cruda e macchiata di sangue, senza doverla infarcire di inutili dettagli splatter. La narrazione è semplice, obiettiva e basata sulle carte processuali: ricostruzioni, perizie, testimonianze. Una scelta intelligente ed in grado di svincolare il film dalle faziosità, dagli odii di parte e dalle inevitabili polemiche.

Vicari ricostruisce e mostra con coraggio e veridicità. Non denuncia né condanna. Racconta. Il dramma degli inconsapevoli innocenti, la ferocia degli aguzzini e la piccola codardia dei veri colpevoli o meglio di coloro che hanno fornito il pretesto del massacro della Diaz. I temibili black block, riassunti nella pellicola in due ragazzini che parlano un tenero francese e che scampano all’orrore implorando (ed ottenendo) l’aiuto di un barista genovese che li nasconde nel suo locale, paradossalmente sopravvissuto al saccheggio dagli stessi perpetrato altrove.

Non ci sono lezioni di democrazia né sermoni paternalistici, né volontà di’insegnamento in Diaz. Non c’è volontà di giudizio. E’ solo lo spettatore a decidere quali sentimenti provare e lo stesso non può che inorridire davanti alla degradante escalation delle menzogne, della violenza gratuita, dell’autorità abusata e della piccolezza umana, una combo micidiale e capace di rendere una vergogna all’italiana ben più terrificante di un film dell’orrore.

Diaz è un pugno nello stomaco, uno di quelli che fa male e lascia il segno a lungo.

Un film che schiaccia e che opprime. Una pellicola che rende muti e impotenti. Un film che era necessario fare e un film che è necessario vedere.

Senza dimenticare che Diaz non è un film e che finalmente il sangue del sottotitolo è stato lavato.

In pubblico.

T.

Il paese dei balocchi.

Io non ce la faccio più.

Io sono stufa di farci insieme colazione, pranzo e cena.

Stufa di vedere la sua faccia ovunque.

Io sono stanca delle notizie dell’ultima ora, di mignotte in lacrime, di lecchini televisivi che raccontano le tragedie familiari delle suddette.

Basta.

Sono stanca. Davvero.

Io Silvio Berlusconi e le vicende legate al suo pisello non le sopporto più. Più.

Non è una questione di odio. L’ho superato.

Non è questione di destra o di sinistra. Non me ne frega niente.

Non mi disturba più nemmeno il fatto che il mondo intero ci rida dietro. Succede da anni e sono abituata.

Non penso alle elezioni. Al futuro. Mi viene l’ansia solo al pensiero di dover scegliere ancora una volta tra membri di una classe dirigente vecchia, sputtanata, deludente.

Ho smesso anche di vergognarmi. Io? E di che? Comincino a vergognarsi i responsabili.

No.

E’ che proprio fisicamente sono arrivata al limite dell’umana sopportazione.

E l’ho superato.

E’ che sono esausta. Non ho più nemmeno la voglia di arrabbiarmi. Non ce la faccio più.

E per la prima volta in vita mia capisco una categoria di persone che mi ha sempre lasciata basita.

Quelli che non vanno a votare.

Vi lascio con una un video che rivela l’unica verità e una mia vecchia opinione. Questa.

Sembra scritto ieri quel post eh? Invece no.

Quante cose sono successe. A me intendo. La mia vita ha subito una rivoluzione.

Quella che dovrebbe esserci in questo paese.

Adieu.

T.

 

 


 

Tutti gli sbirri sono paese

Ah quante volte mi avete sentito inveire contro le forze dell’ordine e la sempre più frequente impunità che caratterizza le loro “bravate”.

Qualche esempio?

C’è chi usa l’autostrada come un poligono di tiro e incredibilmente viene condannato a soli sei anni per omicidio colposo.

C’è chi ti massacra per strada non si sa per quale ragione, la fa quasi franca e poi viene condannato a tre anni e tre mesi.

C’è chi fa finta che sei caduto dalle scale e che dice che sei morto di AIDS e di droga. E invece no.

Poi leggi la storia del povero Daniele Franceschi e pensi “tutto il mondo è palese”.

Ma non è una consolazione.

Oh, no.

 

 

 

Buonanotte :)

Giorno due.

Saviano imbavagliato.

Il lodo Alfano retroattivo.

De Niro in “Manuale d’Amore 3″

Gli ascolti del Grande Fratello

Guerriglia a Cagliari

Applausi agli assassini

Scontri a Terzigno

Il plastico di Avetrana

Direi che per la giornata di oggi può bastare.

Speriamo nella notte.

Buonanotte a tutti i miei cari

Così.

 

Lezioni di diritto #2

Dopo l’immenso successo della prima edizione tornano le mie lezioni di diritto.

Stavolta parleremo del reato che potrebbe essere contestato al Sig. Alessio Burtone e cioè il ragazzo che ha colpito con un pugno una donna nella metropolitana di Roma, mandandola in coma.

Se Maricica Hahaianu non fosse morta staremmo qui a parlare di lesioni e blablabla. La donna però è deceduta il 15 Ottobre e quindi la posizione dell’aggressore è intuibilmente più grave.

I fatti sono molto semplici e tutti li conosciamo ma per comodità ve li riassumo: una lite banale, un gancio volante, una caduta a terra, una donna in coma ed infine un cadavere.

Tutto ciò in termini squisitamente tecnici prende il nome di “omicidio preterintenzionale” disciplinato dall’articolo 584 del codice penale che così recita ” Chiunque con atti diretti a commettere uno dei delitti preveduti dagli articoli 581 e 582 c.p., cagiona la morte di un uomo, è punito con la reclusione da 10 a 18 anni”.

L’omicidio preterintenzionale dunque, è costituito dal fatto di chi, ponendo in essere atti diretti unicamente a percuotere una persona o a provocarle una lesione personale, ne cagioni la morte. L’evento morte dunque rappresenta un quid pluris rispetto all’evento effettivamente perseguito.

In parole semplici commette un omicidio preterintenzionale colui che voleva solo picchiarti a sangue, spaccarti la testa e prenderti a calci nello stomaco ma non ha intenzione di ammazzarti mica! Il fatto che tu, maledetto, sia andato a morire sono fatti tuoi.

Ma anche no.

Perché come potete dedurre dall’articolo che ho sopra riportato le pene sono piuttosto alte.

Più basse di quelle previste per un omicidio volontario (cioè un omicidio secondo l’intenzione del soggetto agente, esempio: voglio ucciderti dunque ti sparo in fronte), ovvio, ma molto più alte di quelle previste per un omicidio colposo (cioè un omicidio contro l’intenzione del soggetto agente, esempio: ti metto sotto con la macchina perchè non ti vedo attraversare la strada) qualsiasi.

Per quale ragione? Semplice. L’omicidio preterintenzionale presuppone una condotta dolosa di base (le percosse o le lesioni) a cui si aggiunge poi l’evento della morte, un evento non voluto e che dunque va oltre l’intenzione del soggetto agente e cioè del picchiatore.

Avete capito tutto?

Ora se voi avete capito tutto, dovete spiegarmi un po’ di cose perché magari io sono di campagna e nemmeno tanto tanto intelligente e pure pazza secondo l’opinione di autorevoli menti illuminate e savie.

Per quale ragione la persona che dopo aver picchiato una donna cagionandole il coma prima e la morte dopo dovrebbe essere fuori dalla galera considerando che lo stesso ha un precedente per lesioni?

Perché il trasferimento in carcere di questa persona viene salutato da ali di folla urlante? Perchè questo tizio viene osannato come una rockstar e celebrato con striscioni che recitano “ALESSIO LIBERO?

Perché continuano a dire “è un bravo ragazzo”?

I bravi ragazzi a casa mia non vanno spaccando la faccia alle tizie che aspettano la metropolitana, no, nemmeno alle tizie moleste e fastidiose e attaccabrighe. Perché dannazione se si potessero malmenare le persone appartenenti alle suddette categorie  io dovrei cominciare a mollare schiaffi e cazzotti a destra e manca ogni week end e commetterei una strage settimanale. Ed io sarei morta sette otto mila volte.

Perché se fosse accaduto l’inverso (romeno ammazza italiana) ci sarebbero state rivolte popolari e gente in piazza ad urlare “ROMENI MALEDETTI ASSASSINI TORNATE A CASA”?

Perché un tizio che scrive una lettera di scuse strappalacrime di trasforma magicamente in coccolino l’orsetto del cuore e deve essere perdonato?

Perché i suoi amici e parenti ci stanno facendo fare queste figure di merda davanti a tutto il mondo?

Io non lo so. Illuminatemi voi. Ed intanto ripetete con me.

- non si prendono le persone a pugni nella metropolitana

- non si prendono a pugni le persone nemmeno se si tratta di saccenti attaccabrighe sputasentenze e fastidiosi. Al massimo uno schiaffone ma piano. Se riuscite ,non lasciate nemmeno il livido.

- se si vede un matto che picchia una donna nella metropolitana si deve intervenire con il rischio di prendere una pizza in faccia

- se si vuole evitare la pizza in faccia ci sia avvicina e si chiama aiuto a squarciagola

-  se una persona colpisce un’altra con un pugno e la uccide, questa persona ha commesso un omicidio

- non si può ammazzare una persona e poi chiedergli scusa con una lettera strappacuore

- la legge è uguale per tutti.

Ma anche no.

(Ps: Nuovo Film, Nuova Nota di cinema dal deserto :) E’ il turno di Buried. Enjoy)

In croce

Premessa: ieri sera non ho seguito Annozero. Me ne sono andata felice e contenta ad un concerto ed è stato meglio così.

Francamente questo balletto dei martiri mi sta un po’ stufando. E’ un teatrino che non mi piace, che mi irrita e che ritengo anche un po’ umiliante nei confronti del popolo dei telespettatori che ciecamente inneggiano il proprio idolo evitando di fare la cosa migliore e cioè  un ragionamento semplice, con la propria testa.

E’ sacrosanto che la sospensione di Santoro sia assolutamente ingiusta: per le motivazioni, certo, ma anche e soprattutto per il fatto che dietro ad Annozero (e alla presunzione del suo conduttore) ci sono centinaia di persone che non hanno alcuna voglia di perdere il proprio posto di lavoro. Giornalisti, cameraman, sarte, truccatrici. Gente che deve arrivare a casa a fine mese con una metaforica pagnotta sotto il braccio, non miliardari come quei giornalisti che, dal poco che ho visto e vedo in giro, si sono spogliati dei panni della professionalità che dovrebbe contraddistinguerli, per indossare spumeggianti boa di struzzo, lustrini e paillettes.

Fare i martiri va di moda, vende, fa parlare. E per questa ragione un giornalista decide di farsi velina e di promuovere una campagna mediatica, fatta di slogan, appelli, messaggi registrati e inevitabili link su Fb.

“Io sono un abbonato RAI e non voglio essere punito al posto di Santoro”.

Mah.

Non so, non capisco e detesto l’uso che sempre più giornalisti stanno facendo del loro mestiere stuprandolo e rendendolo non mezzo di informazione bensì di lotta politica, premendo e incitando il solito popolo bue, utilizzando toni e slogan che starebbero meglio allo stadio che in uno studio televisivo, utilizzando davvero e questa volta il mezzo pubblico per i propri scopi.

Che non sono mai i nostri.

Noi poveracci che guardavamo Samarcanda e Il Rosso e Il Nero e proviamo struggente nostalgia, noi che aderiamo alle campagne per affetto più che per convinzione, noi che crediamo agli slogan strillati come al mercato, noi che crediamo nei martiri e che curiamo le loro ferite sanguinanti con la nostra comprensione e che continuiamo a lottare per loro.

Noi, che alla fine ed inevitabilmente finiamo ancora una volta in croce.

 

Giornalai (con tutto il rispetto per l’amata categoria)

Per un mese e 10 giorni il sottobosco del più becero giornalismo italiano ha potuto scatenarsi in danze tribali, voli pindarici e rumorose fiere della porchetta, ricamando, sparlando e sputando gossip al gusto di veleno sulla presunta fuga di Sarah Scazzi. Una ragazzina come tante altre, con i capricci, gli scleri ed i problemi di tutte. Una ragazzina che come tutti noi ha un account su facebook.

Palare dei social network va di moda. Parlarne male e a vanvera fa evidentemente vendere i giornali.

E così Sarah, strangolata prima e violentata poi da uno zio che dovrebbe essere in questo preciso istante colpito da un fulmine in mezzo agli occhi, è stata dipinta da persone che i giornali non dovrebbero nemmeno avere la possibilità di venderli (ed invece li scrivono) come una piccola e ribelle inquieta ragazzina che progettava da mesi la sua fuga con un tizio conosciuto chattando su Facebook, che sceglieva la sua foto migliore, quella che sarebbe stata utilizzata per le ricerche, che voleva solo andare via da una realtà opprimente che la soffocava e reprimeva.

In parte avevano ragione. Probabilmente Sarah voleva fuggire da una situazione dolorosa e raccapricciante che nessuno a nessuna età dovrebbe vivere. Una situazione tremenda e imbarazzante sempre ma che a 15 anni, uccide.

E infatti Sarah è morta.

E sua madre ha scoperto come e perchè in diretta a Chi l’ha Visto. Davanti agli occhi pietosi e falsi di una prostituta (e ancora una volta, con tutto il rispetto per la categoria) dell’informazione, che aveva la stessa identica espressione di Barbara D’ Urso quando annuncia che un cane si è fatto cento chilometri per tornare sulla tomba del padrone.

E che ha concluso una trasmissione che, ci tengo a precisare ed ho testimoni, mi sono trovata a guardare per caso, con la frase “a noi tutti ci dispiace molto”.

Certo che sì. Orrido zio, non dovevi confessare, non così presto. Così questi aberranti parolieri avrebbero potuto mungere la vacca grassa ancora un po’.

Certe notizie di cronaca comunque, riescono sempre ad uccidere la mia parte migliore. Quella liberale, quella democratica. Quella pura. Quella parte che crede che in fondo tutti gli uomini siano buoni. Che il pentimento e il recupero non siano utopie. Che tutti possano cambiare e espiare anche gli atti più infami e raccapriccianti.

Quelle notizie mi spingono a pensare che in fondo i ceppi, la gogna, l’esposizione nella pubblica piazza, ed il rilascio del corpo del reo ai parenti della vittima non siano poi tecniche così medioevali, crudeli o arcaiche.

Il mio cervello, la mia intelligenza, il mio buon senso e il mio substrato culturale rifiutano la pena di morte istituzionale. Però quella riguarda gli uomini e in questo caso temo si parli di altre creature.

Vedete, i mostri non muoiono così sic e simpliciter.

Devi infilargli un paletto nel cuore, sparargli una pallottola d’argento, decapitarli, esporli alla luce del sole. O più semplicemente per uccidere i mostri che popolano i nostri incubi basta aprire gli occhi o accendere la luce.

Per questo mostro qui, temo che non basterà.

Heroes

Si fa presto a dire eroe.

Studio aperto chiama così anche il tizio che recupera il micetto spaventato dalla cima della pianta di ciliegie del cortile.

E qualcuno ha il coraggio di chiamare “eroi” quelli che muoiono imbracciando un fucile nelle sanguinarie missioni “di pace” dislocate un po’ in mezzo mondo (petroliomunito ovvio. Gli altri non li caga nessuno e si sgozzano tranquillamente da soli)

Io invece ho un’altra idea di eroe. Eroe è colui che porta avanti  con determinazione i propri principi e le proprie idee. Senza preoccuparsi delle conseguenze. Senza paura.

Questi sono gli eroi. Uomini ammazzati dallo Stato tanto quanto dalla mafia.

E vedete di non dimenticarvelo perchè già in troppi lo stanno facendo.

(mi scuso per il video ma volevo esattamente questo discorso e l’ho trovato solo contornato da spezzoni del film che pure mi è piaciuto tantissimo eh)

09.07.2010

CHIUSO

PER

BAVAGLIO

Terremotati, cornuti e mazziati #2

Le tv nazionali pubbliche e private li dipingono come persone felici e contente che vivono spensierate nelle loro casette da sogno.

E se qualcuno ha il coraggio di riportare qualche sporadica protesta, vengono definiti ingrati. Gente fortunata rispetto ai terremotati del Friuli, dell’Irpinia, dell’Umbria e di Haiti. Gente che si è fatta un sacco di mare, mica cazzi.

Gli Aquilani non hanno pace. Non ce l’hanno dal 6 Aprile 2009 e protestano da quel giorno anche se  la stampa li ignora e le autorità peggio.

Oggi sono scesi in piazza, a Roma. Sono in 5000 e la polizia ne ha già manganellati 3.

Si accettano scommesse sulla notizia che aprirà il Tg1 delle 13:30.

Update delle 15:30

Come volevasi dimostrare …

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