Si parla della prima e dell’ultima volta di tutta questa bella gente.
Tra la quale Francesco mi ha inserita, ancora una volta.
A lui e a tutti gli altri, grazie.
T.
Ps: a Francesco vorrei dire che Revolver io l’ho ascoltato tutto e che dovrebbe farlo anche lui. E che comunque anche se quella piccolissima informazione me l’ha data solo dopo la pubblicazione, beh, nonostante io dorma con il pigiama dei Beatles, il pezzo lo avrei scritto lo stesso
(A volte fra milioni di stelle incontri proprio quella che “sbrilluccica” di una luce che è identica alla tua. E allora sai cosa? Vedi la differenza con tutte le altre stelle che hai incrociato in vita tua. E basta poco per scoprire l’abisso che esiste tra quella stella e tutte le altre che pure sembravano così luminose. Bastano un sms notturno, un sorriso atteso a lungo, un autobus, una risata solo per me, una canzone di tutti e due. In sostanza, basti tu.)
Così tanto che pure i pensieri mi si appiccicano addosso e non riescono a scivolarsene via.
E allora me li tengo stretti stretti perché in fondo non sono pensieri brutti, sono solo veri ed in quanto tali feriscono i coraggiosi e spaventano i codardi.
Ed è meglio sanguinare che scappare, no?
Quindi ascolto me stessa un po’ stranita ma felice perché penso che alla fine i pensieri come questi mi servano a capire quanto io sia stata ingenua a poter solo pensare lontanamente e di striscio di disintossicarmi.
Quanto è durata l’illusione?
Uhm, scommettiamo che lo so?
Il tempo di un amore farlocco, di due canzoni sdolcinate, di 4 parole messe in croce che a rileggerle oggi mi fanno ridere e basta perché sono vuote, inutili, non mi appartengono, non le voglio e non le volevo neanche quando pensavo di bramarle più di questa stessa vita.
Avete presente una persona che sta per annegare quanto desideri afferrare quella tavola che spunta tra le onde? Avete presente quanto ne possa avere bisogno? Quanto la ami?
Ecco.
Ero malata, stavo affogando.
Mi sono curata come ho potuto.
Ma solo quello eh guarire è impossibile.
Sciocca io a pensare di potercela fare.
Io NON smetto quando voglio, non quando la posta è questa.
“Ti adoro perché mi basta pensarti per sorridere. Quando sono in mezzo alla merda e mi vengono i pensieri orribili ti penso e sorrido. Non so perché, anzi, non voglio pensarci al perché. Voglio solo continuare a sorridere”.
Vi riporto l’odierno scambio di sms con una grande amica che mi ha fatto ridere per mezz’ora
Io (affranta) “Insomma sono convinta del fatto che Tizio si sia preso una bella cotta per Caia. Che palle. Lui è mio.”
Lei (senza fare una piega) “Quindi adesso Caia non ci piace più?“
That’s amore, non micio micio bau bau.
T.
Ps: Comunque devo dire che con gli amici mi è andata parecchio bene eh.
Sia maschi che femmine. Un’adorabile banda di fuori di testa che farebbe un sacco di cose per me.
Menare e forte compresa.
Uno una volta mi ha scritto il seguente sms “Tu sei il loft nel condominio del mio cuore” e un altro “se non fosse che ti tromberei a sangue, ti amerei come una sorella” e un altro ancora”più mi racconti cose di questo idiota, più mi viene voglia di salire in macchina, venire giù e di cavargli gli occhi con un cucchiaino”.
E adesso basta, altrimenti tracimo nel true love.
O nel porno
T.
Ps2: Amicizia. Una delle forme più perfette di amore. A parte questa. Per la quale ci vuole una sola cosa. Coraggio. E anche un gran culo, via.
Mi hanno detto che quando sono triste scrivo bene e scrivo più di frequente.
Me lo ha detto una persona che mi conosce meglio di quanto io conosca me stessa.
Me lo ha dimostrato facendomi vedere date, scritti, statistiche, mail.
Ha ragione.
Come sempre.
Mi ha rimproverata perché dice che per essere un bravo scrittore è necessario scindere la propria vita dalle parole che si affollano nella testa, che cozzano contro l’essenza e che devono uscire fuori.
Si vede che lui non è uno scrittore. Perché chi scrive lo sa e chi scrive sa bene perché scrive e chi è il protagonista di ogni rigo.
Si scrive di chi si ama e di chi si odia perché l’indifferenza non ha mai generato nulla.
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