Smetto quando voglio

Marissa1331

Archivi per il mese di “maggio, 2010”

27.05.2010

E’ domani.

Segnatevelo.

Esce Spinoza – Un libro serissimo

Edito da Aliberti Editore

Prefazione di Marco Travaglio.

12 euro spesi benissimo.

Un’ottima cura contro la depressione post Lost.

In fondo c’è anche la mia bellissima minibiografia.

Non è stato possibile fare ringraziamenti personalizzati e comunque non sono tipa da fare mere liste di nomi che non servono ad un cazzo.

Però se mi mandate una foto con il libro in mano vi ringrazierò. Tantissimo.

Lost – Series Finale – The End

Avete presente quando per una ragione che non capite perdete una persona a cui tenete tantissimo?

Io sì.

All’inizio non ci credi. Sembra impossibile. Faticoso da concepire, figurarsi da accettare. E’ come respirare e non riuscire a trattenere l’aria. A farla passare per naso. E’ come un attacco d’asma fortissima che ti lascia a boccheggiare da sola nel tuo dolore senza nome. Poi, dopo un po’, la sensazione che si prova è quella della mancanza di qualcosa di fondamentale. Tipo un braccio. Si campa lo stesso senza. Ma si sta ancora male anzi forse di sta peggio. E quando si pensa di essere in fase di miglioramento ecco che si sente un dolore fortissimo al braccio che non c’è più. Perché la paura del dolore fa paura come il dolore stesso.

Poi piano piano il dolore passa. Si attutisce. Si trasforma in altro e lascia spazio al ricordo. Generalmente delle cose buone e belle che ci sono state. Le pessime sbiadiscono lentamente. E alla fine si ricordano quasi con un sorriso. A volte addirittura si perdonano.

Poi arriva il giorno meraviglioso in cui ti alzi e davvero non ci pensi più. Perché ci sono altre persone che hanno bisogno di te e di cui tu hai bisogno. E che semplicemente cancellano le vecchie.

O forse no. Perchè la vita è un loop fottuto. E’ un cerchio. Quello che si fa si ritrova. Le cose vanno come devono andare. Tutto si incasella e si sistema se è destino.

Il cerchio si chiude. Infine.

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“Tanto loro non cambiano”

Anzi.

Peggiorano.

18 anni buttati. Non è cambiato niente. E’ peggiorato tutto. Amen.

“è di rispetto che abbiamo bisogno”.

Questa è una notizia assolutamente vecchia per i canoni attuali di trasmissione delle notizie in rete e sicuramente tutti la conoscerete già. Ho deciso di metterla nel blog ugualmente per far sì che io possa conservarla per sempre.

Vi copioincollo dunque la missiva che Maria Luisa Busi ha inviato al nostro amato Minzolini.

Grandissimo rispetto per questa donna che ha deciso di fare tesoro della propria dignità.

 

“Caro direttore ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell’edizione delle 20 del Tg1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il Tg1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori”.

“Come ha detto il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: ‘La più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell’ascolto tradizionale”.

“Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perché è un grande giornale. E’ stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l’informazione del Tg1 è un’informazione parziale e di parte. Dov’è il Paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d’Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perché negli asili nido non c’è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l’onore di un nostro titolo.

E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell’Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perchè falliti? Dov’è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell’Italia esiste. Ma il tg1 l’ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel Tg1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale”.

“L’Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un’informazione di parte – un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull’inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo – e l’infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale”.

“Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto. Nell’affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. E’ lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori”.

“I fatti dell’Aquila ne sono stata la prova. Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. E’ quello che accade quando si privilegia la comunicazione all’informazione, la propaganda alla verifica”.

Nella lettera a Minzolini Busi tiene a fare un’ultima annotazione “più personale”:

“Ho fatto dell’onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente. Pertanto:

1)respingo l’accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente – ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI – le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un arricchimento. Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c’è più alcuno spazio per la dialettica democratica al Tg1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo.

2)Respingo l’accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti. E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.

3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera dopo l’intervista rilasciata a Repubblica 2, lettera nella quale hai sollecitato all’azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di “danneggiare il giornale per cui lavoro”, con le mie dichiarazioni sui dati d’ascolto. I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni. Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: ‘il Tg1 darà conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche”. Posso dirti che l’unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto. Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama – anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta – hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni. Sono stata definita ‘tosa ciacolante – ragazza chiacchierona – cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali’ e via di questo passo. Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20. Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno”.

E conclude: “Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità.
Quello che nutro per la storia del Tg1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere”.

Lost – 6×16 – What they died for

Esistono delle cose che si amano a prescindere. E che si continuano ad amare anche quando non lo meritano più. Sono cose che non si discutono nè si criticano. Ciecamente si idolatrano anche quando cominciano a darci colpi di mazza ferrata sui denti. Quando ci deludono. Quando cambiano.

Lost appartiene a questa categoria. Perchè dai, diciamolo. Questa ultima, agognata, attesissima season finale è stata probabilmente la peggiore di tutte. Dai.

Anche voi fan boy incalliti ed impuniti. Ammettetelo almeno a voi stessi. Anche se commenterete qui e altrove dandomi della pazza. Dicendo che questa serie è stata bellissima e ha sfornato perle su perle di puntate meravigliose. Io lo so che nel vostro cuore siete delusi. Lo so.

Perchè io amo Lost come e quanto voi, lo amo da morire e vedere lo scempio che ne hanno compiuto mi fa piangere.

Outing: dico queste cose perchè arrivati a questo punto nessuno potrà dirmi “smetti di guardarlo”.

Ovviamente non avrei smesso comunque.

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A te

Trovato!

Credo che tu stessi parlando di questo post qui.

Non so perché ti sia piaciuto tanto all’epoca.

Non so perché continui ad entusiasmarti oggi.

Forse perché è in continua evoluzione? Forse è il fatto che ogni rigo possa riferirsi nel tempo a qualcuno di diverso? Forse perché in fondo da qualche parte parlo anche di te?

Mah. Non lo sai nemmeno tu cara. Che mi dici sempre quale sia la cosa giusta da fare. Solo che io non ti do retta mai ;)

Perchè ecco. Vorrei essere l’eccezione. Per una volta.

15 minuti

Avevo perso le speranze.

Ed invece no. Finalmente sono arrivati. Grazie a lui

Eh già.

Perchè il 15 Maggio ho avuto la fortuna e l’onore di partecipare insieme a (quasi) tutti gli altri alfieri alla presentazione di “Spinoza. Un libro serissimo”. Cioè “Il libro più sgradito al Governo. Dopo la Costituzione”.

Dal 27 Maggio lo troverete in tutte le librerie. Compratelo. Perchè un libro che fa ridere. Ma con intelligenza e arguzia.

Oltre duemila battute al vetriolo scritte da un sacco di gente che sapevo geniale e che scopro speciale.

E a cui sento il bisogno di dire “Grazie”.

Grazie per avermi portato all’ostensione più bella e dissacrante che una fanciulla potesse desiderare.

Innanzitutto grazie a Chiara.

Perchè quando le ho detto “ci iscriviamo al forum di Spinoza?” stava già scegliendo il nick.

E grazie a Lia. Perchè è una mamma speciale. Ed un’amica fantastica. E volerle bene è come annusare una margherita.

Finite le donne, finiti i ringraziamenti ad personam.

Grazie a tutti però.

Grazie per la vostra intelligenza tagliente, per la vostra sagacia, per la vostra spregiudicatezza verbale.

Grazie per le risate, le battute, le annozerate, grazie per le chat notturne, per Tetris, per Caino e Abele, grazie per le colazioni luculliane, per le sistemazioni notturne improvvisate per gli abbracci fortissimi e per per tutto e di tutto e di più. Grazie di pensare che io sia matta. Grazie perché a causa vostra non mi sento più poi così tanto anormale, o meglio. Mi sento in ottima compagnia,

Polonia! Sempre!

Dovrei ringraziarvi uno ad uno. Ma

(Ma soprattutto grazie a Alessandra che ha documentato i miei 15 minuti di fama. Ti ringrazia soprattutto la mia mamma)

(Grazie anche a L.C. che ha scritto la mia minibiografia dipingendomi perfettamente in tre minuti e 3 righe. Ti voglio bene baby. Un botto.)

Consigli per gli acquisti

Ieri sera sono stata al Brevevita VideoBar di Centobuchi (AP) per il concerto del duo siciliano Il Pan del Diavolo in tour per la presentazione del nuovo lavoro “Sono all’osso” uscito nel Gennaio 2010.

Due chitarre acustiche, una grancassa, energia a profusione, testi affascinanti, musica coinvolgente ed una bolgia colossale hanno reso la serata davvero speciale e divertente. Nonostante il caldo sovrumano.

Consigliatissimi :)

Vi lascio con il loro video ufficiale ma sbirciate su youtube qualche live per rendervi conto di quello che accade durante i loro concerti. Yeah!

Thursday bloody Thursday

Tutti quelli che mi conoscono sanno una cosa fondamentale about me.

Io sono fobica del sangue. Non fobica tanto per dire. Ho proprio la fobia. Non nel senso “oddio che schifo il sangue”. No. Io se vedo il sangue che schizza o che gocciola comincio a sentire nausea, vertigini e tremori alle gambe . Se poi lo schizzo o il gocciolamento avvengono su sfondo bianco (specialmente sulle classiche piastrelle della doccia/vasca da bagno) spatapum.

La prima volta in assoluto è stato quell’ “IT” scritto con il sangue da Stan suicida nella vasca da bagno a farmi capitolare. Rosso. Piastrelle bianche. Una goccia che continua a colare. Il plin plin nella vasca. Bum.

Per non parlare della bolla di sangue che esplode nel lavandino della casa di Bev. I fan del Re sanno di cosa sto parlando vero? Rattle.

Per non sa di cosa io stia parlando guardate dal minuto 3 in poi. Io non lo farò.

Svengo. Casco per terra come una pera cotta. Per terra è una cazzata a dire il vero.

Una volta sono svenuta  durante una puntata del Dottor House. Ero sdraiata sul divano. Scena iniziale. Tempesta di neve. Due tizi in mezzo alla bufera cercano di riparare una roba che sembra un’eolica. Una pala si stacca e si conficca nella coscia del maschione da combattimento che presidiava l’igloo. Gli si conficca nell’arteria femorale. Schizzo immane di sangue su neve bianca. Guardo lo schermo. Sono passati 5 minuti. Penso “dannazione puntata fallata”.

E invece no. Io ero svenuta. Sdraiata sul divano. E non me ne ero nemmeno accorta.

Una volta all’università mentre la mia amica ed io studiavamo lei comincia a sanguinare per un problema che non sapeva di avere. Io la faccio stendere nella vasca. Rosso un sacco di rosso. Cerco di non vomitare. Chiamo l’ambulanza. Rosso su bianco la testa che gira. Non guardo ma non è possibile non tenere la mano della mia amica. Per quanto ne sapevamo stava morendo. Chiamo il 911 per 5 minuti lamentandomi con svariati santi perchè “il numero da lei composto non è esistente”. Poi mi ricordo che la vita non è un telefilm. Arriva l’ambulanza. Apro la porta. “il bagno è in fondo a destra” dico.

Mi sveglio nell’ambulanza. La mia amica mi prendeva a schiaffi per farmi riprendere.

Tutti lo sanno. Ho amici così cari da avvertirmi prima. “Tati attenta a questa puntata di True Blood. C’è una scena che non devi vedere” oppure “Tati la scena che ho appena vinto in OZ ti avrebbe fatto morire all’istante” o anche (i più precisi) ” Tati al minuto tot di Being Human chiudi gli occhi ti prego”.

Che cari.

Io sono così. Dannazione. Non ci posso fare niente. Le analisi del sangue sono una tragedia. Immane. Solitamente vado dalle 3 alle 4 volte in ospedale, mi metto in fila e me ne vado non appena vedo una fialetta. Che agonia.

Stamattina mi sono fatta coraggio. Vado. Sul cellulare ho un milione di sms di incoraggiamento. Gente che pensa che io sia deficiente. Ma sono miei amici ed io li amo perché anche se pensano che io sia deficiente e paurosa mi vogliono bene lo stesso.

Arrivo all’ambulatorio. Non c’era nessuno. Tocca subito a me, non ho tempo di avere paura. Mi stendo sul lettino e volto la testa. Sento la puntura e anche il risucchio perchè io lo sento quando il sangue lascia la mia vena. Lo sento.

La dottoressa dice “finito”. Ed io volto la testa. Ma la volto nel momento peggiore. Il peggiore. Vedo il mio sangue densissimo e scuro passare dalla fialona alla fialetta. Mi viene subito la nausea. Divento bianca in faccia. Troppo bianca. Così bianca che la dottoressa pesca un lecca lecca dal vaso destinato ai bambini e me lo ficca in bocca senza proferire parola.

Dopo qualche minuto mi alzo. Ho il lecca lecca ed un cerotto enorme sul braccio. Ma sono felice. Ce l’ho fatta! Da sola! Mi sono meritata un cornetto al burro strabordante di Nutella direi. Infatti lo mangio.

Yeah!


Lost – 6×15 – Across the Sea

Esistono persone che nascono con un fardello di responsabilità formato gigante caricato sulle spalle di default. Sono i figli che tutti vorrebbero avere, gli amici sempre pronti a farsi in 4 senza ottenere nulla in cambio, i fratelli da cui prendere esempio.

Le brave persona insomma, quelle che danno senza chiedere e non si tirano indietro mai.

Ci sono poi coloro che dalle responsabilità rifuggono. Che si fanno guidare dall’istinto e dalle emozioni. Lunatiche canaglie che fanno quello che vogliono quando lo vogliono, con un un secondo fine che sbuca sempre da qualche parte e bravi a fregarti con il sorriso sulle labbra spremendoti fino a quando possono servirsi di te per poi mandarti bellamente a quel paese, pugnalandoti alle spalle senza mai guardarsi indietro.

Solitamente queste due diverse categorie di persone si attraggono. Sono sposati tra di loro. Sono amici per la pelle. Sono fratelli.

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