Smetto quando voglio

Marissa1331

Archivi per il mese di “aprile, 2010”

Fino a 10

Che sia io a dirlo è davvero divertente.

Però in fondo predicare bene e razzolare male mi è sempre piaciuto come a tutti piace non lasciarsi infastidire dalla trave e notare la pagliuzza piccola piccola che alberga negli occhi altrui.

Quindi il predicozzo ve lo faccio proprio io.

Io che sclero in 5 secondi e strepito e dico (perchè in quel momento le penso) le cose più terribili del mondo arrivando a forme di cattiveria cristallina che quasi mi spaventa.

Io che sono capace di provare sentimenti d’odio puro e limpido a cascata.

Io che in fondo sono davvero permalosa. Perchè perdono sempre ma non dimentico mai.

Io penso che prima di parlare e scrivere e anche pensare sarebbe necessario contare. Fino a 5 almeno. Ma se non vi basta abbondate.

Perchè le cose dette sono come la parola di un re. Perchè le persone che si lasciano non sono quelle che si ritrovano.

Se.

Buongiorno a tutti tesori e buon ascolto :)

“Come aborti di cow boy”.

“La cosa che tormenta di più un uomo è quella che non gli hanno ordinato di fare”

Walt Kowalski non lo puoi amare.

E’ solo un vecchio burbero maleducato che passa le giornate in compagnia della sua vecchia cagna in veranda a bere e fumare come se non ci fosse un domani, a gridare insulti razzisti ai vicini asiatici e a lustrare la sua auto amatissima ed immobile nel garage superattrezzato.

Walt sguazza nella solitudine che si porta dietro dalla Guerra di Corea, imprigionato senza saperlo nella sua casa borghese  con i  soli “tredici morti forse di più” che lo ossessionano a tenergli compagnia, abituato e quasi fiero dell’infelicità e della misantropia che lo attanagliano, fiero ma in fondo smarrito in un quartiere che non riconosce più, circondato da una comunità asiatica  che detesta pur diventandone l’involontario eroe.

Saranno proprio i diversi che ha creduto  di disprezzare per tutta la vita a  smuovere il macigno che opprime il  cuore  di Walt mostrandoci cosa c’è sotto la scorza di gelo e disgusto che lo avviluppa, cioè un brav’ uomo che detesta la società corrotta che lo circonda, priva di valori, coraggio e bellezza.

Saranno i nuovi ed inaspettati amici a regalargli un soffio di vita alla soglia della morte: perchè Clint in fondo è sempre un cow boy pistola in pugno. Sia essa di metallo o di di carne come quella che usano i bambini. Ed è proprio quel gesto infantile e reiterato a fare da presagio al sacrificio finale, quello che il soldato compie in segno di redenzione e di affetto privo di condizioni.

Ciò che le persone fanno per amore è stupefacente. Anche se il più delle volte fa male come una coltellata. Ma  quando lo comprendi è ugualmente meraviglioso.

Come una Gran Torino, protagonista silente, che corre via leggera, costeggiando il mare finalmente libera.

Liberazione!

Buon 25 Aprile a tutti.

E non aggiungo altro perchè la retorica e le frasi fatte sono nascoste dietro l’angolo pronte a spuntare fuori.

Una canzone però è d’obbligo.Ed una considerazione è doverosa.

La canzone è questa canzone. E’ sempre la stessa ma è giusto così.

Quanto alla considerazione … non cancellerete mai la resistenza.

Ma proprio mai.

Buon 25 Aprile a tutti ;)

non si spegne. Mai.

Il detto “se piove il 4 Aprile piove per 40 giorni” valido esclusivamente per la città di Ascoli Piceno ha fatto colpo anche quest’anno.

Quando finirà questo Aprile che sembra Novembre?

E quando finirà questa fotta Baustelle che trasforma le canzoni in autobiografie?

Quando smetterò di trovarvi voi tutti, lì? In quelle parole che non sono state scritte per noi ma che calzano sempre a pennello?

E soprattutto perchè dico addio al binario,  invece di saltare sul treno e non tornare mai più?




Olio bollente?

Quest’uomo si chiama Ronnie Lee Gardner e da 25 anni è rinchiuso nel braccio della morte di un carcere dello Utah.

La sua ora si avvicina così la sua importantissima scelta.

TicTacTicTac.

Come farsi accoppare?

Già perchè Ronnie è un fortunello. Infatti dal 2004 i condannati a morte dello Utah dovranno accontentarsi di crepare per mezzo di una barbosissima puntura di veleno, rapida e indolore dicono, mentre lui che è stato condannato prima di quella data potrà scegliere di morire in maniera creativa e un po’ amarcord se vi piace il genere.

Il plotone di esecuzione!

Minchia non scherziamo. Vuoi mettere? 5 uomini in divisa con il fucile puntato?  Il condannato al palo con le mani legate dietro la schiena? Il piazzale ampio e assolato? L’ultima sigaretta? Una camicia bianca aperta sul petto ed un pò svolazzante. Se chiudo gli occhi sono al Prado e guardo il 3 Maggio 1808.

Manca un cappello da cow boy e sarebbe tutto perfetto.

Solo la vita non è un film e alla fine sarà sangue vero a schizzare.

E le mani di noi tutti ne saranno lorde una volta ancora.


SoleeMaree

Sciabordio pigro di onde intarsiano il bagnasciuga di arabeschi.

Poi si ritirano. Lasciando la sabbia nuda. E così ancora.

Sempre.

Il ricordo che mi assale è come la marea.


Frantumare. Superare. Riconoscersi.

“Spegnere i Beatles per ascoltare meglio il rumore che fa un sorriso nel silenzio”

(a volte si può. Si deve)

Senza freni

Quando mi vedrete passare in bicicletta mi riconoscerete.

In primo luogo sfoggio con malcelato orgoglio un’ olandesina bianca da bambini.

La stessa con cui celebravo le Notti Magiche azzurre del 1990, scorrazzando su e giù per il lungomare felice e vittoriosa (almeno fino alla tremenda Italia – Argentina)  con indosso a giorni alterni la maglia n. 15 e quella n. 13 ( e non serve che io vi dica chi fossero gli illustri possessori delle stesse vero??) con tanto di “Ciao” nel cestino (all’epoca di vimini)  fazzoletto tricolore orgogliosamente allacciato al manubrio, le carte da gioco montate sui raggi per fare quel delizioso rumore che non è riproducibile con un′onomatopea  (se avete letto IT sapete di cosa sto parlando)  e la  targa con la scritta “FORZA ITALIA” sul parafango. Al nefasto 1994 mancavano ancora 4 anni e Forza Italia  era ancora una bella incitazione.

In secondo luogo ho sempre le cuffiette alle orecchie e l’ipod nel cestino impostato sulla funzione random. E canto a squarciagola. Quindi non sento assolutamente nulla di quanto mi accade intorno. Ma zero proprio. Inoltre in bici porto gli occhiali da sole. Questo significa che non ci vedo una mazza. Se mi vedete voi per primi salutatemi ed io essendo educata e vedendo che una persona mi sta salutando vi risponderò sulla fiducia. Ma è solo cortesia nuda e cruda. Non sperate che io vi riconosca. Potete urlare un saluto ed io tra una canzone e l’altra potrei riconoscervi dalla voce. Oppure dovreste strillare più forte della musica. Insomma fate voi. Se non vi saluto non prendetevela però. Non me la sto tirando, sono immersa nella nebbia anche se il sole spacca le pietre.

Ah non faccio la fenomena nemmeno quando mi alzo sui pedali per procedere. Non sto cercando di scolpirmi il fisico e nemmeno di arrivare prima. E’ che le gomme restano normalmente gonfie per circa un paio di giorni dopodichè per procedere bisogna mettersi in posizione spinning numero tre e pedalare. Non metaforicamente ma fino a farsi scoppiare il cuore.

In bicicletta non rispetto alcun segnale del codice della strada. Altrimenti andrei in giro in macchina. Quindi passo con il rosso,  occupo abusivamente i marciapiedi e faccio tutti i controsensi presenti nel centro storico della gloriosa città di Ascoli Piceno che come i cari abitanti sanno è per 3/4 ricoperto dagli odiati sanpietrini che, complice un’amministrazione comunale che evidentemente ama risarcire i danni subiti da tutti coloro che mettono i piedi nelle voragini presenti ovunque, sono ridotti in molti punti in condizioni che farebbero impallidire persino gli abitanti dello slum principale di Mumbai.

Dunque sono sorda, cieca, irrispettosa della legge, in piedi sui pedali ed infinitamente traballante su una bicicletta che mi portava a spasso quando ero una bimba più bassa e magra.

Le persone mi guardano come se fossi una mentecatta e si stupiscono di come io possa ancora essere viva e senza arti frantumati e me lo chiedo anche io.

Specialmente visto che il freno davanti continua a staccarsi continuamente.

Ora come i miei lettori sanno grazie al post sulle mie disgrazie con i mezzi di trasporto, sono sopravvissuta in maniera comica ma gloriosa al distacco contemporaneo di ambo i freni della bicicletta e simultaneo oscuramento di di ambo gli anabbaglianti della macchina in autostrada.

Capirete dunque che il misero freno davanti di una bicicletta mi fa davvero sbellicare dalle risate e quindi per 15 giorni ho resistito frenando con i piedi.  Poi ho deciso che volevo mettermi anche i tacchi qualche volta ( eh sì stavolta la sto facendo la figa) e quindi sono andata da Megnitt, celebrità locale delle riparazioni dei cicli e motocicli e ho aggiustato il tutto per la modica somma di € 2.50.  Comprensive del riaggancio del cestino e del pompaggio delle gomme.

Quando mi ha vista ripartire il Sig. Elia mi ha guardato un po’ perplesso e mi ha salutata con un ” a presto stai attenta!”

Promesso.

;)

Fioritura

Mi ero ripromessa di farlo dunque lo sto facendo perchè una promessa è una promessa ed esistono due categorie di persone nei confronti delle quali fallire una promessa significa morire un po’ .

Appartengo ad entrambe.

Dunque sono qui. A rimanere stupefatta di me stessa e della mia solita follia. Eppure dovrei essere ormai abituata a me e ai miei pensieri veloci, al mio cervello impicciato, al mio inguaribile ottimismo, al mio cuore traboccante, alla mia capacità di credere nelle coincidenze.

Dovrei essere abituata all’incredibile. Non rimanere l’ennesima volta a bocca aperta.

Pensavo di morire e invece sono viva, credevo di soffocare e respiro a pieni polmoni, mi sentivo mutilata ed invece sono integra.

La paura di soffrire è stata più forte della sofferenza stessa.

Ma perchè lo dimentico sempre?

Basta un raggio di pallido sole invernale per sciogliere una crosta di ghiaccio incredibilmente spessa. Ho paura di immaginare cosa potrà  il sole dell’estate. Anzi no. Non c’è paura, non più.

La bilancia che doveva schiantare dalla parte dell’amarezza e delle lacrime, resiste bene agli urti dell’orgoglio ferito, dell’abitudine e della delusione. Vorrei poter urlare forte di essere in attivo ma farlo significherebbe mentire ed ahimè, sono me stessa e sono una bambina. Categorie intoccabili per le menzogne e le promesse.

E allora me ne sto qui con il sole in faccia,  seduta sull’erba fresca di rugiada, ai margini del fiume che tutti conoscono così bene per averne goduto le sponde o per averne saggiato  le gelide acque. Ma non sto aspettando il passaggio di lividi corpi ormai inutili.

Io aspetto la fioritura.

(scusate l’overdose di Baustelle ma questa canzone ci calza a pennello. Anche se quando scrivevo, non era ancora neppure un’idea nella mente dell’autore.)

Lost – 06 x12 – Everybody loves Hugo

Quante volte vi ho detto che solo gli stupidi e i morti non cambiano mai idea?

Un sacco (ovvero il numero preferito di un mio amico) di volte.

Oggi però la “mancata stupida” sono io. Quindi capirete che la cosa mi tocca molto molto da vicino. Anche se non sono sicura che quanto accaduto durante la visione dell’episodio 6×12 di Lost, sia propriamente un cambio di idea. Forse i fatti assumono più i contorni di un miracolo vero e proprio.

Nel momento in cui scrivo infatti, gli sms inviati durante la visione unitamente alla copia della mia pagina di facebook con lo status incriminato sono (dopo un’ accurata operazione di stampa a caratteri cubitali)  in viaggio su un furgone blindato che in questo momento transiterà più o meno all’altezza di Cotilia Terme direzione Vaticano. Giunti in loco verranno esaminati da una commissione di preti  (rattle) che dovranno decidere se le mie esternazioni siano frutto di una momentanea assenza di lucidità mentale o di un miracolo. Che poi è la stessa cosa se ci pensate bene.

Cosa è accaduto, vi chiederete voi?

Semplice. Ho amato Jack Shepard. E non solo.

L’ho ammesso a me stessa. L’ho pubblicizzato. Me tapina.

Ok ragazzi. Nascondersi dietro un dito non fa bene a nessuno. Non si possono negare i sentimenti solo per orgoglio o testardaggine o per non ammettere di essersi sbagliati.

Ho amato Jack. Non l’ho compatito. Non mi ha fatto pena. Nè tenerezza. L’ho amato. MI E’ PIACIUTO COME PERSONAGGIO.

Ora se fate i bravi vi dirò anche perchè.

PS: Spero che l’autista del furgone si stia godendo il mitico panino con la porchetta di Cotilia Terme. Quello dovrebbe davvero essere portato in Vaticano come prova certa ed inequivocabile dell’esistenza di Dio.

Continua a leggere…

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