Smetto quando voglio

Marissa1331

Archivi per il mese di “marzo, 2010”

Parole Parole Parole

Queste son quelle che uso di più nei miei status su Facebook.

Direi che mancano:

Tutti, spacca, delusione, sangue, al, cervello, Berlusconi, ladro, libri, canzone, ascolto, ho, fame, BSG, è, meglio, di, Lost ( e adesso lo sanno tutti), Facebook, è, meglio,  di,  Twitter, dumbasses, sono, una, snob, invidio, i, ventenni, tesò e amora.

Poi ci siamo.

Primavera salutista

Questo post mi è stato ispirato dalla Cocchi.

Ragazza adorabile a cui voglio un botto di bene e che insieme ad Albameccanica (donna da me prescelta per eventuali attacchi di lesbismo acuto nonchè compagna di outfit clamorosi) rappresenta l’unica ragione per cui è valsa la pena aprire il mio account su Twitter (no vabbeh c’è molta gente adorabile ma non occorre che faccia un elenco sanno di chi parlo. C’è anche molta gente che dovrebbe estinguersi e fare un favore all’umanità. Ma sorvoliamo).

La Cocchi sul suo bloggo ci parla della prova costume. Del fatto che molte persone ne siano ossessionate e si lancino in diete improbabili per guardarsi allo specchio in bikini senza scoppiare in lacrime. Il mio consiglio in merito è “magnate e siate felici” ed eventualmente prima di mostrarvi pubblicamente a tutti, fatevi un paio di giorni in una spiaggetta deserta in modo da perdere quel colorito mozzarella virante al verde e sembrare immediatamente un po’ più fighe/i.

Io invece voglio parlarvi dei salutisti.

Di quelli che mangiano solo cibo biologico allevato sulle fattorie di Kobol alla larga da ogni pesticida. Quelli che bevono solo acqua di torrente che scorre vicino alla casa degli Orsi e attinta personalmente da Riccioli d’oro. Di quelli che guardano peggio un povero cristo che si accende una sigaretta rispetto ad un terrorista imbottito di esplosivo nella piazza del mercato. Quelli che aspettano 3 ore prima di farsi il bagno al mare dopo aver mangiato, anche se ci sono duecento gradi e l’acqua è un brodo di tempestina Barilla e i pesci implorano di essere pescati per porre fine all’agonia. Quelli che non bevono birra perchè li gonfia, vino perchè li sbronza e il superalcolico perchè “abbiamo un fegato solo“. Quelli che passano la vita a sbucacchiarsi e tirarsi su sangue per le analisi. Quelli che per paura di farsi venire il verme solitario mangiano la fiorentina cotta e non hanno mai bevuto il latte appena uscito dalla mucca. Quelli che dopo aver stretto la mano di una persona corrono in bagno a lavarsi perché hanno paura che qualche germe temerario e munito di trivella, possa superare la barriera dell’epidermide e cominciare a sguazzare liberamente nel loro preziosissimo sangue. Quelli che sull’autobus/metro non si appoggiano/siedono. Quelli che non mangiano le tartine dell’aperitivo perché sono grasse. Quelli che d’estate non bevono bibite ghiacciate perché fanno venire la congestione. Quelli che non lasciano che nessuno si attacchi alla loro bottiglietta dell’acqua. Quelli che insomma passano la loro vita a disinfettarsi, mangiare scondito, evitare i rapporti umani e guardarti male perché tu a differenza loro, campi come lo scià di Persia.

A tutti loro dedico questa poesia (scritta in dialetto da un concittadino. Poi ve la traduco se non capite o se non siete Stipe81 ovvero un fine sgamatore di dialetti altrui, oltre che altro clamoroso acquisto twitteriano)

‘nda vogghie campà.

Jè vist ‘Mi lu povere Geggitte

L’addra mattina s’è sentite male

De corsa l’è pertate a lù spedale

e pure isse è fatte lì cazzitte

Senza nù vizie, a deju pè settemane

E’ campate sempre tra controlle e ignieziò

P’avè a la fine la soddisfaziò

Senza nu guaie d’esse muorte sane.

Allora Mì lu sa che so pensate?

Vogghie campà come nu debosciate

Femmene, vì, fume e magnate.

Perchè ie … vogghie merì malate.

Wolfango Zappasodi

90 minuti di applausi

Come voglio vivere

Hai visto Emidio quel povero Luigino

L’altra mattina si è sentito male

Di corsa l’hanno portato in ospedale

E anche lui ha fatto i calzetti (cioè è morto)

Senza un vizio, a digiuno per settimane

E’ campato (vissuto) sempre tra controlli ed iniezioni

Per avere alla fine la soddisfazione

Senza un guaio di essere morto sano.

Allora Emidio sai cos’ho pensato?

Voglio campare come un debosciato.

Donne, vino fumo e mangiate.

Perché io voglio morire malato.

Yeah.

Lost – 6×09 – Ab aeterno

“Solo gli stupidi non cambiano mai idea.” (cit)

Le persone intelligenti sono dotate di robuste dosi di autocritica, vengono assalite da dubbi atroci continuamente e hanno paura di prendere decisioni sbagliate. E a volte le prendono. E da intelligenti i quali sono, cominciano a comportarsi stupidamente e chi guarda dall’esterno non percepisce più la di differenza.

Stupido è chi lo stupido fa, diceva un saggio.

Per questa ragione non c’è assolutamente nulla di disonorevole nel tornare sui propri passi, nel rivedere una scelta fatta, nel modificare una decisione presa. Anche se quando abbiamo preso quella decisione ci siamo detti con fermezza “ non cambierò mai questa decisione”.

Odio la parola MAI.

La detesto per molti motivi personali, fondamentalmente perché purtroppo ne ho conosciuto il significato, quello vero. E detesto le persone che la usano a sproposito, per ferire, per non ammettere di essersi sbagliati, per non fare marcia indietro. Per orgoglio, dunque.

Siate intelligenti. Ragionate non solo con la testa. Riflettete. Aprite gli occhi. Abbiate il coraggio di cambiare.

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Say Cheese

(in realtà non c’è niente da ridere)

Dlindlon. Comunicazione di servizio.

Giovedì sera alle 21 guardate tutti Raiperunanotte. Dove? Seguite le istruzioni sul sito che vi ho linkato e lo scoprirete. Mamma Rai è una puttana purtroppo quindi ci si arrangia così.

Perché la censura è sempre una schifezza. E poi c’è anche lui.

Un branco di faziosi proprio come piace a me. Fate i bravi. Non si può cazzeggiare sempre.

“Si deve crescere prima o poi anche se non ci va” (cit)

Adesso Kafka (leggere i classici non ammazza lo sapevate?Anzi) e poi nanna.

Ma prima

Eh ah! auhauhauhauhauha

“There are a lot of ways to win in this world

Some battles are won with a heasty retreat.

Some victories are claimed by those swilling to cheat

Some opponents are defeated with nothing more than a smile

Of course for some, it’s not enough to win

Someone else … has got to lose”.

The Fall of 1960 (giusto due cosine)

Premessa: quella che segue non è una recensione.

Non potrebbe esserlo nemmeno se lo volessi.

In primo luogo perché non sono un’esperta e la sola musica che “capisco” e quella che mi scalda il cuore e che mi aggroviglia lo stomaco. Inoltre perché davanti a questo disco mi sento assolutamente incapace di dare un giudizio imparziale. Semplicemente non posso.

Non si può giudicare lucidamente una cosa a cui vuoi bene a prescindere no? Non puoi guardare negli occhi il tuo  migliore amico e dirgli che il suo figlioletto neonato è brutto, quindi quando arrivi all’ospedale con il mazzo di fiori gigante autoconvincendoti del fatto che in fondo i bimbi son tutti belli, speri che il tuo nuovo nipotino sia il più figo di tutta la nursery e soffri mentalmente al pensiero di quella bugia bianca che non vuoi ma che dovrai raccontare se sarà necessario (ben sapendo che sarai sgamato in tre secondi e mezzo eh).

Questa mattina quando ho visto il link attivo ed ancora in pigiama ho poggiato il cursore su “Play” mi sono sentita esattamente così. “E se non mi piacesse?” ho pensato in preda al panico “come faccio se non mi piace? Io voglio bene a questo disco. L’ho percepito quando ancora non c’era. Ho visto la vita quotidiana trasformarsi in idee. Ho sentito le parole tramutarsi in strofe e un fischiettio diventare melodia. Ho ascoltato registrazioni sussurrate e visto filmati  di prove assurde. E poi le registrazioni, quelle vere, musica prima e parole poi e tutto quanto ancora ed ancora fino ad ora. Coraggio.”

Play.

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Il miglior Lunedì dell’anno (The Fall of 1960 – Canadians)

Il lunedì è un giorno del flap per antonomasia.

Non questo lunedì qua però.

Perché oggi, dopo anni di attesa spezzati da qualche piccolo assaggio avente la sola crudele funzione di far crescere  l’appetito, tornano i Canadians con “The Fall of 1960″.

Il disco lo trovate in streaming sulla colonna di destra.  Cliccate su play e godetevelo :)

Se lo desiderate potrete acquistarne il download sin da ora cliccando qui .

Se invece preferite aspettare il cd, l’appuntamento è per il 09 Aprile 2010 in tutti i negozi di dischi.

Enjoy!

Sabato Mattina

1) Mi sono svegliata alle 13 e 13 che è l’orario più fortunato del mondo.

2) Vorrei mettere a cuocere il nuovo disco dei MGMT ma sento in giro pareri pessimi e l’unica canzone da me ascoltata è talmente brutta che sembra una presa per il culo. Quindi ascolto Time To Pretend (che amo ancora come il primo giorno) e temporeggio.

3) Invito tutti i leghisti d’Italia a A) Suicidarsi B) Fottersi C) Cucirsi la bocca con ago e filo perchè davvero non si sopportano più. O magari a ingoiare un po’ del loro sapone anti – immigrato e a bere un bicchierone d’acqua subito dopo. Io da piccola l’ho fatto con il bagnoschiuma alla banana ed è stato bello perché quando aprivo la bocca tentando di parlare uscivano solo della bolle giganti e nessuno poteva sentire le cazzate che sparavo.

4) Roberto Saviano dichiara che per avere un voto onesto in Italia ci sarebbe bisogno di chiedere l’aiuto dell’ONU. E scrive un pezzo bellissimo su Repubblica. L’ammirazione che provo per questa persona è infinita. Parlottare come facciamo tutti è facile. Fare è altro.

5) Ho trovato questa sa Facebook e mi ha fatto ridere molto. La dedico ai Grammar Nazi. Ma solo a quelli simpatici.

(l’orgoglio serve campione. Sempre. Tanto quanto l’apostrofo. Ma nella vita l’orgoglio serve di più).

6) Sono famosa perchè spesso cito i detti di saggezza popolare della mia nonna. Oggi invece vi lascio con una citazione e una canzone. La canzone è questa

e ricordate che

” L’ignoranza è temporanea. La stupidità è per sempre”

Buon week end a tutti miei cari.

(Da oggi ogni canzone postata qui verrà anche blippata così non me le perdo più)

Mangiabambini

Secondo una leggenda popolare i comunisti, fra le varie efferatezze commesse nel corso dei secoli, si sarebbero cibati di carne umana durante i periodi di carestia.

In particolare dicheno che nelle zone rurali della Cina i bambini venivano rosicchiati sino all’osso.

Lui si chiama Pang Ya, ha due anni e pesa 40 Kg.

E ditemi che non vi fa venire un certo appetito, se ne avete il coraggio.

Lost – 6×08 – Recon

Dicono che l’oggettività non esista. Che tutte le cose siano per forza sottoposte all’insindacabile giudizio di ognuno e che la parolina magica “de gustibus” vada aggiunta ad ogni singola opinione.

Non sono d’accordo.

La Nutella DEVE per forza piacere a tutti, nessuna persona sana di mente può non amare la musica dei Beatles e tutti necessariamente devono convenire con me sul fatto che Leonardo di Caprio sia un minchia attore che Zola e Marquez abbiano scritto solo capolavori, che Il Padrino sia un film meraviglioso e Pulp fiction un’opera geniale, che in Titanic Jack avrebbe dovuto far morire Rose affogata /assiderata e che Avatar vada visto in 3D altrimenti sei proprio deficiente.

Insomma, secondo me, certe cose sono ASSOLUTAMENTE OGGETTIVE.

Tra di esse, James Ford meglio conosciuto come Sawyer.

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Millanta cose che mi sono accadute e che sembra impossibile mi siano accadute e che invece mi sono accadute #2

Come la tradizione cinematografica insegna, tutte le opere di successo DEVONO avere un seguito. Il Padrino, Matrix,  Ritorno al Futuro, Indiana Jones, Avatar, Mission Impossible … e chi minchia sono io per esimermi?

Quindi alla luce di quello che mi è successo dieci minuti fa vi allieterò la serata con l’ennesimo capitolo delle cose che capitano a me e solo a me. In questo caso le mie rocambolesche avventure in strada. Signori e signori ecco a voi

TATI E I MEZZI DI TRASPORTO.

Metti che una poveraccia sia giunta per un miracolo quasi divino alla fine di una giornata di lavoro massacrante.

Metti che quella  poveraccia abbia un solo sogno: arrivare a casa ed infilarsi sotto la doccia. E che stia visualizzando sé stessa pulita e profumata spaparanzata in pigiama sul divano.

Metti che la suddetta decida di sbrigarsi e che per farlo prenda la superstrada che collega il centro città a casa dei suoi genitori e che felice e contenta metta su ” Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band a tutto volume nell’auto.

Che cosa potrebbe accaderle di male? Un pirata della strada? Un cane che attraversa? Un matto in bicicletta? No! Ovvio che no! Queste sono robe da persone pseudo normali. Cose che capitano a tutti o quasi. Niente di cui scrivere a casa insomma. Queste sono cose che potrebbero capitare a voi. Non a me.

A quella poveretta, che sarei io, doveva necessariamente accadere una cosa incredibilmente sfigata e pericolosa.

A me dovevano fulminarsi entrambi i fari. Entrambi! Contemporaneamente!

Un secondo prima andava tutto bene, l’attimo dopo ero in superstrada immersa nell’oscurità con la spia degli anabbaglianti perculativamente accesa, verde e bastarda.

Mi sono fatta 6 km con le 4 frecce accese e gli abbaglianti fissi per evitare di essere uccisa ma a che pro? Tanto morirò lo stesso non appena mi prenderanno tutti i colpi degli automobilisti che mi si sono rivoltati contro nei modi più estrosi quando venivano accecati dai miei fari alti e luccicanti.

Ma alla fine di che cosa dovrei stupirmi?

Io sono abituata alle doppie istantanee dipartite! Come quella volta l’anno scorso in primavera quando barcollante sulla mia Olandesina dell’89 sugli infimi sanpietrini del centro storico, con l’ipod nelle orecchie “1977″ a palla, mi sono accorta che non uno ma tutti e due i freni della bicicletta si erano bellamente staccati nello stesso momento.

Dio ciclista!

Ho tentato di frenare puntando i piedi a terra, tentando di pensare alla mia cara pelle e non al prezzo delle mie meravigliose ciabattine con il tacco e poi, accorgendomi di peggiorare le cose, ho messo in pratica il piano B iniziando a gridare AIUTOOO e seppellendo la mia dignità six feet under. Stavo per mettermi a piangere dalla disperazione, mi immaginavo già spiaccicata al muro di travertino con i denti sparsi in bocca in ordine sparso ma grazie al cielo (non a caso stavo ascoltando “Angel Interceptor”) sono stata salvata da un provvidenziale passante che tentando di non collassare dalle risate mi ha afferrata ( e fermata) al volo impedendomi di finire di testa  dentro la fontana “dei cani”.

Lo scorso anno comunque è stato denso di incidenti paradossali.

Celeberrimo quello che mi ha vista protagonista in un glorioso venerdì sera d’inverno quando dopo una serata passata a sbevazzare con le mie amichette mi apprestavo a tornare a casa.

Arrivata ad una grossa rotatoria (per gli ascolani – quella delle “Tofare” – ) l’ho imboccata e mentre lo stavo facendo ho visto un’altra auto che veniva dalla direzione opposta alla mia imboccare la stessa rotatoria.

Al contrario.

Terrorizzata mi sono spostata il più possibile a destra verso l’esterno della rotatoria. Il tizio folle ha fatto lo stesso nella direzione opposta. Ci siamo fermati affiancati. Io ho accasciato la testa sul volante perché stavo per vomitare dalla paura. Cuore a mille nemmeno la forza di bestemmiare. Lui è uscito dalla sua macchina, ha aperto la portiera ed è venuto da me. Mi ha bussato sul finestrino. Io l’ho abbassato. E ho sentito la musica uscire dalla sua macchina. Io stavo ascoltando All These Things That I’ve Done. Lui Somebody Told Me. Che per chi non lo sapesse non solo sono canzoni dello stesso gruppo (The Killers) ma si trovano anche nello stesso album (Hot Fuss) e sono l’una di seguito all’altra. Entrambi siamo stati colti da immediata ridarella ma comunque decido di fare un po’ l’offesa.

Quindi lo guardo e gli dico “Ma sei ubriaco?”. Lui mi risponde “No, I’m English”

Abbiamo ricominciato a ridere e abbiamo riso venti minuti. E lui mi ha anche offerto una birra. Che aveva in macchina. In confezione da sei. Ovvio.

Di gente che allegramente sfida la morte contromano ne ho beccata altra nella mia vita. Uno sull’autostrada Ascoli – Mare sfrecciava temerario nel mio stesso senso ma sull’altra corsia. Ho chiamato subito i carabinieri spiegando la situazione e loro mi hanno chiesto se avessi preso la targa. Quando ho risposto “ovviamente no” si sono anche spazientiti. Certo. Sono la donna bionica io. Vedo attraverso il cemento del New Jersey non lo sapevate?

Un’altro (inglese di spirito) invece una volta non solo a momenti non mi ha uccisa sotto il mio studio ma voleva avere anche ragione. Ne era convinto. Mi ha urlato contro “ma dove cazzo hai preso la patente???” ed io con la mia infinita grazia ho risposto “alla scuola guida degli stronzi proprio come te!” .

Contromano non si va. Io però ci vado. In bicicletta giornalmente. Non esiste la segnaletica stradale per le biciclette. Io passo con il rosso, vado contromano, mi infilo ovunque e quando un vigile mi lancia sguardi densi di odio sfodero il mio sorriso migliore e lancio maledizioni sottovoce.

Ho un bel caratterino lo so. E nel silenzio della mia macchina do assolutamente il meglio di me. Come tutti.

Corna, gestacci, parolacce, occhiatacce piene di astio e insulti volano liberi. Una volta (avevo ancora il foglio rosa) un tizio a San Benedetto del Tronto ha osato tagliarmi la strada con la sua vespetta. Dipinta di rossoblu. Ho tirato fuori la testa dal finestrino e gli ho urlato “Vaffanculo pesciaro maledetto”. Lui è sceso dalla vespa e si è avvicinato minaccioso urlandomi parole irripetibili. Davanti a mio padre che sapeva benissimo di essere dalla parte del torto. E che mi ha guardata e mi ha urlato “scappa cretina!”

Sono ripartita sgommando. Chi viene dalle mie parti sa quanto e come ho rischiato la vita.

Ma quello era proprio un maledetto pesciaro ed io da ascolana doc non ho potuto esimermi.

Alla prossima!

(se vi siete persi “Tati e la tecnologia” cliccate qui )

 

 

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