Tempi moderni.
Oggi i cazzeggioni della rete (uhm) si saranno accorti che un argomento parecchio caldo è quello dei cosiddetti e – books, ovvero libri in formato elettronico che possono essere scaricati dalla rete e letti sullo schermo del proprio pc, mac, iphone etc etc.
Prezzi bassi, poco spazio occupato in casa (mia madre davanti ai miei libri che ormai sono poggiati nelle stanze per terra spacciati per pezzi di arredamento moderno ne gioirebbe) e titoli davvero introvabili li rendono un prodotto appetibile e intelligente.
Io però non credo che ne leggerò mai uno.
Ci proverò eh, perchè “Il ventre del lago” non lo trovo da anni da nessuna parte e voglio rileggerlo a tutti i costi. Ma non garantisco nulla.
Perchè per me il libro è sacro. E la sacralità del gesto della lettura nasce dalla scelta. Camminare per i corridoi della libreria e guardare tutti i libri esposti, lasciandosi ispirare dalla copertina o dalle poche righe scritte sul retro. Scegliere con cura l’edizione preferita (gira e rigira casco sempre su Einaudi). Portarlo a casa e aprirlo a metà sentire l’odore delicato e inconfondibile della carta nuova, cercare la prima pagina e sotto al titolo e al nome dell’autore, scrivere nomecognomeindirizzo datagiornoora e infine il mio stato d’animo e cosa sto facendo in quel momento. Sprofondare sul divano con le gambe stese sulla spalliera un cuscino sulla pancia e il libro appoggiato sopra. Sottolineare i passi più belli, scrivere note a margine e rileggerle tra qualche anno e sorridere o ridere. O piangere.
Questo per me è leggere. E’ una delle cose che al mondo mi piace più fare.
Gli e – books sono fighi.
Io però, preferisco la poesia




